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CONOSCENZA DELL’ASSEMBLEA

L'ASSEMBLEA NAZIONALE

ORGANIZZAZIONE & FUNZIONAMENTO

 

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Segretariato generale  dell’Assemblea nazionale

Il testo di questo opuscolo è stato redatto

da  Michel MOPIN e Jean-Louis PEZANT

(Luglio 2001 - aggiornamento parziale : 26/07/2004)

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TUTTI I DIRITTI RISERVATI – E’ vietato riprodurre digitalmente, trasferire su memoria ottica,  fotocopiare, riprodurre, o trasmettere, con mezzi elettronici, meccanici o di altro genere, questa pubblicazione, senza la previa autorizzazione dell’Assemblea nazionale.

Copyright  Assemblea nazionale - Luglio 2001

 

 

Assemblea nazionale. Questa denominazione è entrata nella storia della Francia il 17 giugno 1789, quando i deputati del Terzo Stato cercarono l’appellativo che avrebbe rappresentato tutta la Nazione.

Il presente opuscolo è il primo di una collezione, " Conoscenza dell’Assemblea", il cui obiettivo è di spiegare e far conoscere meglio il ruolo dell’ l’Assemblea nazionale.

Viene fatta una presentazione molto generale dell’Assemblea, della sua organizzazione e del suo funzionamento :

1.- cos’è un deputato, come viene eletto, quale è il suo statuto, di quali mezzi dispone, quali sono gli organi ai quali puo’ essere preposto a partecipare, queste sono le principali domande alle quali risponde la prima parte

2.- come viene votata una legge, come si svolge la Seduta pubblica, quali sono i momenti forti della procedura legislativa, quale ruolo svolge a questo riguardo l’Assemblea nazionale in un Parlamento bicamerale, è l’argomento questo della seconda parte.

3.- la terza parte è dedicata alla funzione di controllo e d’informazione, che rappresentano un soggetto sempre più di interesse e di attualità.

Il lettore che desideri approfondire le questioni riguardanti i vari aspetti dell’organizzazione e dell’attività dell’Assemblea potrà consultare gli altri opuscoli che costituiscono la Collezione Conoscenze dell’Assemblea, i cui titoli sono indicati qui di seguito e ai quali si fa sistematicamente riferimento.

 

Indice

PARTE PRIMA: L'ORGANIZZAZIONE E COLORO CHE NE FANNO PARTE

I – Il quadro generale

§ 1 - UN PARLEMENTO BICAMERALE

-1. Il ruolo politico

-2. Il ruolo legislativo

§ 2 – IL MANDATO

§ 3 – IL DIRITTO PARLAMENTARE

-1. Il Regolamento

-2. I precedenti

II – L’elezione

§ 1 - L’ELEZIONE DEI DEPUTATI

-1. Il modo di scrutinio

-2. L’elezione

-3. La supplenza

§ 2 – IL CONTENZIOSO ELETTORALE

-1. La richiesta

-2. L’importanza della decisione

§ 3 - LA CESSAZIONE DEL MANDATO

§ 4 – IL FINANZIAMENTO E IL CONTROLLO DELLE SPESE ELETTORALI

-1. I divieti

-2. Le spese

-3. Le entrate

-4. L’obbligo della tenuta di un conto di campagna elettorale

-5. La dichiarazione patrimoniale

III - Lo statuto

§ 1 – LE IMMUNITA’

-1. L’inviolabilità

-2. L’irresponsabilità

§ 2 - LE INCOMPATIBILITA’

-1. L’incompatibilità con un’attività pubblica

-2. I casi di incompatibilità con attività private

-3. Le sanzioni

§ 3 – LIMITE NEL CUMULO DEI MANDATI

IV – Gli organi principali

§ 1 – L’UFFICIO PRESIDENZA

-1. Composizione

-2. Attribuzioni

-3. Le deleghe dell’Ufficio presidenza

 

§ 2 – Il PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE

§ 3 - LA CONFERENZA DEI PRESIDENTI

§ 4 – I QUESTORI

§ 5 – I GRUPPI

§ 6 – LE COMMISSIONI E LE DELEGHE PARLAMENTARI

V – I MEZZI

§ 1 – IL REGIME FINANZIARIO

-1. L’autonomia finanziaria

-2. La situazione materiale dei deputati

§ 2 – IL REGIME AMMINISTRATIVO

-1. L’autonomia amministrativa

-2. I funzionari dell’Assemblea nazionale

§ 3 - L’APPARATO TECNICO

-1. L’informatica a Palazzo Borbone

-2. La diffusione dei lavori

 

SECONDA PARTE : LA FUNZIONE LEGISLATIVA

I – La procedura legislativa e le sue fasi

§ 1 – L’AMBITO ED I PRINCIPI

-1. La sessione

-2. L’ordine del giorno

-3. La pubblicità dei dibattiti

§ 2 – PRIMA DELLA SEDUTA PUBBLICA

-1. L’intervento delle commissioni

-2. Il ruolo dell’emendamento

§ 3 – SVOLGIMENTO DELLA SEDUTA PUBBLICA

-1. La presentazione generale

-2. Le mozioni di procedura

-3. La discussione degli articoli

-4. Le votazion 

§ 4 – LETTURE SUCCESSIVE

-1. La navette

-2. La commissione mista paritetica

-3. Per rendere la legge definitiva

§ 5 - LA PROCEDURA D’ESAME SEMPLIFICATA

II – Modalità d’intervento del Governo nel procedimento legislativo

§ 1 - LE INAMMISSIBILITÀ

§ 2 - LA VOTAZIONE BLOCCATA

§ 3 – IL GOVERNO IMPEGNA LA PROPRIA RESPONSABILITÀ SULLA VOTAZIONE DI UN TESTO

III – Leggi di carattere specifico

§ 1 - LA FINANZIARIA

§ 2 - LE LEGGI DI FINANZIAMENTO DELLA PREVIDENZA SOCIALE 

§ 3 - LE LEGGI DI RATIFICA

§ 4 - LE LEGGI COSTITUZIONALI

 

TERZA PARTE : LA FUNZIONE DI CONTROLLO E D’INFORMAZIONE

I – Le procedure di messa in causa della responsabilità del Governo

§ 1. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, PRIMO COMMA

§ 2. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, SECONDO COMMA

§ 3. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, TERZO COMMA

II – Le procedure d’informazione e d’inchiesta

§ 1 – A LIVELLO DI ASSEMBLEA

-1. Le dichiarazioni del Governo

-2. Le interrogazioni a risposta orale

§ 2 – A LIVELLO DI COMMISSIONI

-1. Le commissioni permanenti

-2. Le commissioni d’inchiesta

-3. Le missioni informative delle commissioni

-4. Il controllo dell’applicazione delle leggi

§ 3 – LE INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA

III – Gli Uffici e Delegazioni

§ 1 - LA DELEGAZIONE PER L’UNIONE EUROPEA

-1. Organizzazione

-2. Ruolo e funzionamento

-3. Le risoluzioni europee

-4. La riserva d’esame parlamentare

 

§ 2 - L’UFFICIO DI VALUTAZIONE DELLE SCELTE SCIENTIFICHE E TECNOLOGICHE

§ 3 - GLI ORGANI CREATI PIU’ DI RECENTE

INFORMAZIONI PRATICHE
 

 

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PRIMA PARTE :
L'ORGANIZZAZIONE E COLORO CHE VI PARTECIPANO

 

Il testo della Costituzione definisce, a grandi linee, il ruolo dell’Assemblea nazionale all’interno delle istituzioni.  Tuttavia, non viene fatta menzione alcuna della sua stessa organizzazione; essa è oggetto di altre disposizioni, sia esterne all’Assemblea, come le leggi, organiche o ordinarie, sia interne, come il Regolamento.

 

Dopo aver ricordato all’interno di quale quadro generale si inserisce l’istituzione (I), viene descritto brevemente il sistema di elezione dei suoi membri, i deputati (II), poi le componenti essenziali del loro statuto (III), prima di passare ad un’analisi dei suoi principali organi. (IV), e  infine di elencare i vari mezzi messi a disposizione di coloro che vi partecipano (V).

 

I – Il quadro generale

 § 1. UN PARLEMENTO BICAMERALE 

Ai sensi dell’articolo 24 della Costituzione, il Parlamento è costituito dall’Assemblea nazionale e dal Senato. L’Assemblea nazionale attuale è l’emanazione di quella istituita nel 1789, la cui sede si trova a Palazzo Borbone da due secoli. La seconda camera  -che non è sempre esistita nelle costituzioni che si sono succedute dal 1791- ha come sede il Palazzo del Lussemburgo. Le due assemblee non hanno lo stesso ruolo politico né lo stesso ruolo legislativo.

- 1. Il loro ruolo politico

· Le due camere non hanno lo stesso corpo elettorale: universalità degli elettori, ossia il suffragio universale diretto per l’Assemblea nazionale, che corrisponde a circa 40 milioni di elettori iscritti; suffragio universale indiretto per il Senato, il cui collegio elettorale comprende all’incirca 150.000 persone.

 

Il PALAZZO BORBONE

 

E’ il 18 settembre 1795 che Palazzo Borbone è divenuto sede di una Assemblea politica (Il Consiglio Cinquecento) ed è il 21 gennaio 1798 che è stata inaugurata la prima Sala delle Sedute. Da questo momento in poi, la storia del Palazzo e quella delle Assemblee che ha ospitato con denominazioni diverse (Corpi legislativi, Camera dei deputati, Assemblea nazionale), si sono continuamente intrecciate. Ma la storia del Palazzo è iniziata al principio del diciottesimo secolo.

La dimora principesca

Palazzo Borbone fu edificato nel 1722 dalla duchessa di Borbone, figlia di Luigi XIV e di Madame de Montespan, su un terreno da lei acquisito nel 1720. Terminato nel 1728, il Palazzo, che ricordava nel suo stile il Grande Trianone, fu considerato nel diciottesimo secolo come " il più grande ornamento della città dopo le case reali ".

Alla morte della duchessa di Borbone, il Palazzo fu acquistato da Luigi XV che lo cedette nel 1764 al principe di Condé. Quest’ultimo fece realizzare  lavori di ammodernamento e di ingrandimento che terminarono nel 1788. Un anno dopo, il principe di Condé, in fuga dalla Rivoluzione, andò in esilio per venticinque anni.

Il primo palazzo repubblicano

Confiscato nel 1791, il palazzo fu dichiarato bene della Nazione. Nel 1794 fu sede della futura scuola politecnica prima di essere destinato nel 1795 al Consiglio dei Cinquecento. Gli architetti Gisors e Lecomte furono incaricati di costruirvi un’aula in emiciclo che fu utilizzata, senza modifica alcuna, fino al 1829. Di questa prima sala, sussiste ancora solo l’ufficio del Presidente e la tribuna dell’oratore.

Nel 1806 fu deciso di aggiungere, dal lato del ponte della Concordia, un peristilio di dodici colonne al di sopra di una scalinata di dodici gradini per richiamare lo stile della Madeleine.

Dalla restaurazione ai nostri giorni

Alla Restaurazione, il principe di Condé tentò di riprendersi la sua proprietà. Ma fu costretto a cederla in affitto al servizio della Camera dei deputati fin quando lo Stato ne divenne definitivamente proprietario nel 1827. Per cinque anni - l’inaugurazione avvenne il 21 novembre 1832-, l’architetto Jules de Joly diresse i lavori che avrebbero trasformato i luoghi, per renderli nelle sembianze attuali ; tra le opere annoveriamo la creazione dei tre " saloni " accanto alla Sala delle Sedute e la creazione della Biblioteca. La decorazione dei soffitti di quest’ultima, e a quella dei saloni, fu affidata a Eugène Delacroix.

I lavori condotti nel ventesimo secolo hanno essenzialmente riguardato l’allestimento interno, sia per acquisire nuovi spazi di lavoro  (allestimento dei sottotetti), sia per soddisfare le esigenze della vita moderna (allestimento di un generatore elettrico, creazione di sale riunioni, di zone di parcheggio, di uno studio audiovisivi, di lavori di cablaggio…). Oltre a Palazzo Borbone, l’Assemblea, nella quale lavorano circa 3.000 persone, dispone, nelle vicinanze di altri tre palazzi.

 

Per ulteriori approfondimenti :

L'Assemblea nazionali e il Palazzo Borbone da ieri a oggi - Collezione Conoscenza dell’Assemblea n° 10.

· Il rinnovo delle due camere non è lo stesso: il Senato è un’Assemblea permanente (non puo’ essere sciolto)  i cui membri, attualmente eletti per sei anni, vengono rinnovati, per metà,  ogni tre anni. Il mandato dei deputati, che è in genere per cinque anni, puo’ essere interrotto con lo scioglimento;  dal 1958 questo è avvenuto cinque volte. Il Presidente della Repubblica ha utilizzato i poteri conferitegli dall’articolo 12 della Costituzione: 1962, 1968, 1981, 1988, 1997. Per "legislatura" si intende la durata di un’Assemblea, ossia il lasso di tempo che intercorre tra il momento in cui viene costituita e quello in cui essa cessa di esistere, sia  per scadenza del mandato dei suoi membri che tramite dissoluzione.

 · Grazie al suo modo elettivo, che ne fa l’espressione diretta della sovranità popolare, l’Assemblea nazionale costituisce l’anello principale del cosiddetto regime maggioritario : attraverso le elezioni legislative, gli elettori scelgono l’appartenenza della compagine che sotto l’autorità del Primo ministro, costituirà il Governo, la cui azione sarà quindi sostenuta dalla maggioranza dei deputati.

 · E’ rispetto all’Assemblea nazionale che la Costituzione stabilisce le applicazioni della responsabilità del governo, secondo le modalità che verranno esaminate oltre.

 - 2. Il ruolo legislativo

 Un testo diventa legge solo dopo esser stato esaminato successivamente da ogni Assemblea – con la cosiddetta navetta – e in genere, votato dalle due camere negli stessi termini. Tuttavia, la Costituzione indica  in vari punti la specificità dell’Assemblea nazionale :

 · L'articolo 39, comma 2, prevede che i disegni di legge sulla finanziaria e sul finanziamento della previdenza sociale vengano presentati in prima analisi all’Assemblea nazionale.

 · L'articolo 45, comma 4, prevede che nel caso in cui, malgrado l’eventuale ricorso ad una procedura di conciliazione all’interno di una commissione mista paritaria, le due assemblee non riuscissero ad arrivare ad un accordo, è l’Assemblea nazionale che puo’ essere chiamata a deliberare definitivamente.

 Tuttavia, vi sono due campi, in cui questo diritto dell’ultima parola non puo’ essere applicato :  prima di tutto per quanto riguarda le leggi organiche relative al Senato che devono essere votate con gli stessi termini dalle due assemblee (articolo 46, comma 4, della Costituzione); si tratta tra l’altro delle leggi che riguardano la revisione della Costituzione, l'articolo 89, comma 2, che stipula che "il progetto o la proposta di revisione deve essere votata dalle due assemblee in termini identici"

  § 2. IL MANDATO

 Il mandato parlamentare ha due caratteristiche principali:

 · E’ generale. Questo veniva già affermato nella prima Costituzione francese (3 settembre 1791) : "I rappresentanti nominati nelle province non saranno considerati rappresentanti di una provincia in particolare ma di tutta la Nazione, e non gli si potrà dare alcun mandato." Ne risulta che con la soppressione della circoscrizione non c’è stata influenza alcuna sul mandato, come abbiamo visto nel 1871,  e,  anche nel 1962 dopo la proclamazione dell’indipendenza dell’Algeria.

 · E’ indipendente. "Qualunque mandato imperativo è nullo" (articolo 27, comma primo, della Costituzione). Questa proibizione di ordine giuridico non vieta ai deputati di sottoscrivere gli impegni di fronte agli elettori, ne di rispettare le consegne di voto imposte dal loro gruppo politico. Ma questi impegni e queste consegne hanno unicamente una dimensione politica.

 Esiste una disposizione del Regolamento che sottolinea l’indipendenza del mandato : "E’ vietata la formazione all’interno dell’Assemblea nazionale (…) di gruppi di difesa di interessi particolari, locali o professionali che conduca i propri membri all’accettazione di un mandato imperativo" (articolo 23, comma primo).

 § 3. IL DIRITTO PARLAMENTARE

 Regolamento e precedenti costituiscono le due fonti principali.

 -1. Il Regolamento

 Il  Regolamento di una Assemblea ha come oggetto l’organizzazione del proprio funzionamento interno, le procedure seguite nelle sue delibere e la disciplina dei suoi membri.

Il Regolamento e le modifiche che vengono apportate sono adottate sotto forma di proposta di risoluzione e  possono essere presentate da uno o più deputati. Per il Regolamento invece, succede spesso che la modifica venga presentata all’Assemblea dal presidente stesso, che, molte volte, sul testo che presenta, ha raccolto l’accordo dei presidenti dei gruppi politici. Avviata dalla Commissione incaricata delle questioni riguardanti il Regolamento (la commissione delle leggi) o da una commissione speciale, la proposta di risoluzione è poi oggetto di delibere dell’Assemblea, prima di essere presentata al Consiglio costituzionale.

 Le Costituenti del 1958 si sono in effetti impegnate a stabilire la premazia della Costituzione sul regolamento, in due modi.

 Il primo è consistito nel costituzionalizzare, quindi tutelare contro modifiche troppo frequenti una parte della materia regolamentare tradizionale. Ritroviamo quindi nel campo costituzionale: il numero delle commissioni legislative permanenti, le modalità della navetta, la redazione dell’ordine del giorno…

 Al momento della sua adozione e per ognuna delle modifiche, il Regolamento viene ormai sottoposto ad un controllo di previa costituzionalità, conformemente all’articolo 61, comma primo, della Costituzione. "I Regolamenti e le modifiche adottate da una delle due assemblee vengono trasmessi al Consiglio costituzionale dal Presidente dell’Assemblea" (articolo 17, ultimo comma, dell’ordinanza n° 58-1067 del 7 novembre 1958 che riguarda la legge organica sul Consiglio costituzionale).

 Se il Consiglio costituzionale dichiara contraria alla Costituzione una disposizione del Regolamento, questa non puo’ essere applicata (articolo 23, ultimo comma, dell’ordinanza organica precitata). Puo’ anche accompagnare le sue decisioni di precisazioni che riguardano le modalità secondo le quali deve essere applicata una disposizione piuttosto che un’altra. E’ in tal modo che la giurisprudenza del Consiglio costituzionale contribuisce in modo significativo alla formazione del diritto parlamentare.

 -2. I precedenti

 Servono ad ovviare al carattere troppo generale della regola scritta. Derivanti da delibere dell’Assembla o da decisioni prese da alcuni dei suoi organi, hanno come oggetto di precisare le modalità di applicazione della regola, di interpretarla, di completarla, di modificarla o di derogarvi. La tradizione parlamentare ha sempre fatto coesistere il diritto scritto e le norme non scritte (precedenti, tradizione della « Camera », giurisprudenza degli organi interni, …).

 

II – L'elezione

§ 1 - L'ELEZIONE DEI DEPUTATI

 Quattro differenze principali distinguono il regime elettorale dei deputati da quello dei senatori.

I deputati all’Assemblea nazionale sono eletti a suffragio (universale) diretto, i senatori al suffragio indiretto (articolo  24, comma 2 e 3, della Costituzione).

La Costituzione rinvia ad una legge organica per tutto quel che riguarda la durata del mandato dei parlamentari. Nella sua stesura più recente, il testo organico prevede che "i poteri dell’Assemblea nazionale scadono il terzo martedì di giugno del quinto anno che segue la sua elezione". La durata effettiva di una legislatura puo’ essere abrogata tramite lo scioglimento; secondo la data dello scioglimento, la legislatura seguente puo’ ugualmente essere abbreviata. Il mandato dei senatori è di sei anni.

 L'Assemblea nazionale è rinnovata completamente; il Senato lo è per metà, ogni tre anni

 Il Presidente della Repubblica puo’ sciogliere l’Assemblea nazionale ma non il Senato.

 -1. Il modo di scrutinio

 La V Repubblica è tornata allo scrutinio esistente durante la terza Repubblica ossia lo scrutinio maggioritario uninominale a due turni, nell’ambito della provincia o della circoscrizione.

La legge elettorale attualmente in vigore, che ha ripristinato lo scrutinio uninominale dopo una parentesi di modo proporzionale, è la legge n° 86-825 dell’11 luglio 1986. Il numero dei deputati è 577, suddivisi come segue:

Francia Metropolitana 555

Province d’Oltre-Mare 15 (Guyana, Guadalupa, Martinica, Riunione)

Enti territoriali d'Oltre-Mare 2 (Mayotte, Saint-Pierre e Miquelon)

Territori d’Oltre-Mare 5 (Nuova Caledonia, Polinesia francese, Wallis e Futuna)

 · Sono elettori tutti i Francesi di entrambi i sessi, che abbiano compiuto i diciotto anni, in possesso dei diritti  civili. La maggior età a 18 anni risale ad una legge del 5 luglio 1974.

 · Sono eleggibili i Francesi di entrambi i sessi che abbiano compiuto i 23 anni.

 Insieme al candidato o alla candidata viene presentato obbligatoriamente un "eventuale supplente" chiamato a sostituirlo in certi casi.

 -2. L'elezione

 

· Per essere eletto al primo turno, il candidato deve raccogliere la maggioranza assoluta dei suffragi espressi e un numero di suffragi pari ad un quarto del numero degli elettori iscritti.

Il secondo turno avviene la domenica che segue il primo turno.

· Per essere candidati al secondo turno, è necessario aver ottenuto un numero di suffragi pari al 12,5% degli elettori iscritti.

· Al secondo turno, è sufficiente avere la maggioranza relativa.

 -3. La supplenza

 L'incompatibilità tra una funzione governativa e il mandato parlamentare ribaditi dall’articolo 23 della Costituzione ha richiesto la creazione di un sistema di supplenza.

Gli articoli L.O. 176-1 e L.O. 319 e 320 del codice elettorale hanno previsto che i parlamentari il cui seggio fosse vacante in seguito ad una loro nomina al Governo saranno sostituiti fino alla scadenza del loro mandato con persone designate a questo riguardo. La supplenza si applica anche in caso di decesso del titolare della sede, di sua nomina al Consiglio costituzionale o di accettazione di un incarico affidato dal Governo al di la dei sei mesi. Non si applica in caso di dimissione; si procede in questo caso ad una elezione parziale.

 Il supplente divenuto parlamentare non puo’ presentarsi contro l’ex titolare del seggio al momento del rinnovo delle camere.

 § 2. IL CONTENZIOSO ELETTORALE

 La Costituzione del 1958 ha tolto alle assemblee la convalida dell’elezione dei propri membri e ha affidato al Consiglio costituzionale, non, come nel sistema precedente, la "verifica dei poteri" di tutti gli eletti, ma solamente di esprimere il proprio parere sulle operazioni elettorali oggetto di contestazione.

I compiti del Consiglio costituzionale, che riguardano unicamente questioni di tipo contenzioso sono meno ampi per le elezioni legislative rispetto alle elezioni presidenziali e ai referendum, dove il consiglio costituzionale non solo deve emettere dichiarazioni sui contenziosi ma deve anche controllare la regolarità delle operazioni elettorali e proclamarne i risultati.

 

-1. La richiesta

 Deve emanare da un elettore della circoscrizione o da un candidato che non sia un rappresentante dello Stato o una associazione. Deve essere inviata nei  "dieci giorni che seguono la proclamazione dei risultati dello scrutinio", al Segretariato generale del Consiglio costituzionale, al prefetto, o al rappresentante dello Stato per i  Territori d’Oltre-Mare. La richiesta deve inoltre precisare i mezzi di annullamento avocati; in genere vengono tratti dalle clausole incluse nella propaganda elettorale.

 La richiesta non ha effetto sospensivo e non ostacola l’esercizio del mandato. Fin quando il Consiglio costituzionale non ha deliberato, l’applicazione delle regole relative alle incompatibilità e alle limitazioni di cumulo dei mandati viene differita.

 Il regolamento del contenzioso elettorale non è limitato nel tempo.

 -2. L’importanza della decisione

 L'articolo 41 dell’ordinanza n° 58-1067 del 7 novembre 1958 riguardante la legge organica relativa al Consiglio costituzionale prevede due tipi di decisioni nel caso di contestazione di un’elezione. Il Consiglio costituzionale puo’ annullare l’elezione contestata o correggere la proclamazione fatta dalla commissione di censimento e proclamare il candidato che è stato regolarmente eletto. Ma il Consiglio costituzionale non ha mai utilizzato la facoltà che gli è propria ossia sostituire il candidato eletto con un altro.

Senza dover annullare o sostituire, il Consiglio puo’ limitarsi semplicemente a rettificare i risultati.

  § 3. LA CESSAZIONE DEL MANDATO

 Le cause di cessazione del mandato in corso di legislatura sono:

Il decesso: in seguito al decesso di un deputato, il Ministro dell’Interno invia al Presidente dell’Assemblea, una lettera in cui viene indicato che il seggio è vacante e allo stesso tempo puo’, eventualmente indicare il nome della persona che dovrebbe sostituire il parlamentare deceduto.

 L'accettazione di funzioni incompatibili, come funzioni di tipo governativo o un incarico di membro del Consiglio costituzionale.

Un parlamentare nominato membro del governo accetta automaticamente l’incarico a meno di rinunciare entro un mese dalla nomina (articolo L.O. 153 del codice elettorale). In questo lasso di tempo, non puo’ partecipare ad alcun scrutinio. In caso di nomina al Consiglio costituzionale, i tempi per l’accettazione dell’incarico sono di otto giorni (articolo L.O. 152).

 La proroga, oltre i  sei mesi, di un incarico temporaneo affidato dal Governo. Il seggio è considerato vacante nel momento in cui viene deciso di prorogare l’incarico (articolo L.O. 144).

L'annullamento di una elezione pronunciato dal Consiglio costituzionale, che prende effetto dalla notifica della decisione dell’Assemblea.

 La dimissione volontaria, che puo’ aver effetto solo per un deputato la cui elezione non è stata contestata.

La revoca constatata dal Consiglio costituzionale, adito dall’Ufficio Presidenza dell’Assemblea o dal Guardasigilli, quando una causa d’ineligibilità sopravviene posteriormente all’elezione (articolo L.O. 136).

 La dimissione d’ufficio pronunciata dal Consiglio costituzionale su richiesta dell’Ufficio presidenza dell’Assemblea o del Guardasigilli, in applicazione delle norme sull’incompatibilità parlamentare (articolo L.O. 151). Il Consiglio costituzionale dichiara, anche, dimissionario d’ufficio un candidato che è stato eletto e che abbia omesso di aver depositato la propria dichiarazione patrimoniale o il proprio conto di campagna elettorale o che abbia superato il tetto delle spese elettorali (articoli O. 128, L.O. 135-1 e L.O. 136-1).

 L'elezione di un deputato al Senato. Tuttavia, in caso di contestazione, il seggio vacante è proclamato solo dopo una decisione del Consiglio costituzionale che ne confermi l’elezione. In caso di annullamento dell’elezione, viene  ripristinato il dato iniziale.

Quando un seggio rimane vacante, viene attribuito tramite un’elezione parziale. Si fa eccezione alla regola in due casi: non si procede a nessuna elezione parziale nei dodici mesi che precedono lo scioglimento dei poteri della Camera (articolo L.O. 178, comma 2); quando, soluzione già menzionata, c’è una sostituzione con un supplente (in caso di decesso, nomina ad una funzione ministeriale o al consiglio costituzionale, prolungamento di un incarico  temporaneo affidato dal Governo al di là di sei mesi).

  § 4. IL FINANZIAMENTO E IL CONTROLLO DELLE SPESE ELETTORALI

 Il finanziamento delle campagne elettorali, come quello dei partiti, viene definito da una legislazione che  è andata man mano rafforzandosi (*).

 -1. I divieti

 La legge vieta alcuni tipi di spese elettorali. Quella dell’11 marzo 1988 ha proibito la pubblicità politica alla radio e alla televisione. La legge del 15 gennaio 1990, relativa alla limitazione delle spese elettorali e al chiarimento del finanziamento delle attività politiche, ha vietato per i tre mesi che precedono l’elezione "l'utilizzo a fini di propaganda di qualunque tipo di pubblicità commerciale a mezzo stampa o con qualunque mezzo di comunicazione audiovisiva" (articolo L.52-1 del codice elettorale). Stesso dicasi per il marketing telematico o telefonico (articolo L.50-1).

-2. Le spese

Per quanto riguarda le elezioni legislative, queste comportano in primo luogo le spese di propaganda. Vengono finanziate direttamente dallo Stato (costo della carta, stampa dei bollettini di voto e dei poster, spese di affissione). Il tetto delle spese è fissato a 38.000 € maggiorati di 0,15 € per abitante della circoscrizione. Questo tetto è attualizzato ogni tre anni per prendere in considerazione l’evoluzione del costo della vita: è stato moltiplicato per un coefficiente dell’1,12 per decreto no 2002-350 del 14 marzo 2002.

 -3. Le entrate

 - il finanziamento privato

La legge del 19 gennaio 1995 relativa al finanziamento della vita politica ha vietato di ricevere doni dalle persone morali (ossia essenzialmente delle imprese). I doni delle persone fisiche hanno un tetto di 4 600 €, qualunque dono di una somma superiore a 150 € deve essere effettuato con un pagamento tramite assegno. Inoltre, la somma globale dei doni in contanti deve essere inferiore o uguale al quinto del tetto delle spese autorizzate.

 - Il finanziamento pubblico

La legge dell’11 marzo 1988 ha aggiunto al rimborso tradizionale delle spese di campagna da parte dello Stato, anche un rimborso forfettario. Questo era stato fissato nel 1988, al 10 % della somma delle spese elettorali. Per compensare gli effetti derivanti dal divieto di finanziamento da parte delle persone morali, la legge del 19 gennaio 1995 ha portato il rimborso al 50 % del tetto.

 Per aver diritto al rimborso, bisogna aver ottenuto almeno il 5 % dei suffragi espressi al primo turno di scrutinio. Sono esclusi dal rimborso, a parte i candidati che non hanno ottenuto questo  5 %: coloro che hanno superato il tetto; coloro che non hanno rispettato le regole relative al conto di campagna (vedi qui di seguito); coloro il cui conto è stato respinto; coloro che non hanno depositato nonostante fossero obbligati la loro dichiarazione patrimoniale.

 -4. L'obbligo della tenuta di un conto campagna elettorale

 Ogni candidato è tenuto a redigere un conto di campagna, che indica per tipologia tutte le entrate e le spese effettuate per se stesso o da parte sua durante l’anno che precede l’elezione.

 Per raccogliere i fondi in previsione del finanziamento della propria campagna, il candidato designa un mandatario finanziario unico che apre un conto bancario o postale che centralizza tutte le operazioni finanziarie della campagna nelle condizioni precisate dall’ordinanza n° 2003-1165 dell’8 dicembre 2003 che porta ad una semplificazione amministrativa in materia elettorale.

 Il conto campagna elettorale dei candidati eletti e dei non eletti viene trasmesso entro due mesi alla commissione nazionale dei conti di campagna e dei finanziamenti politici, che si pronuncia nei sei mesi. Questa approva, respinge o riforma il conto.

 Sono previsti tre tipi di sanzioni: pecunaria (non rimborso da parte dello stato della parte rimborsabile) ; penale (multa); elettorale. In quest’ultimo caso, il candidato eletto deputato perde il suo seggio ed è dichiarato ineleggibile per un anno dal Consiglio costituzionale se quest’ultimo, su richiesta della Commissione nazionale dei conti di campagna, constata che non ha presentato il suo conto di campagna o che questo conto è stato respinto giustamente dalla Commissione. Il Consiglio dichiara ineleggibile, per la stessa durata i candidati che avessero superato il tetto massimo delle spese elettorali (legge organica del 10 maggio 1990).

 -5. La dichiarazione patrimoniale

 Ai sensi dell’articolo L.O. 135-1, introdotto nel codice elettorale da una legge organica dell’ 11 marzo 1988, modificata da un’altra legge organica del 19 gennaio 1995, ogni deputato dichiarato eletto deve redigere una dichiarazione di situazione patrimoniale, certificata sull’onore esatta e sincera, riguardante la totalità dei suoi beni personali e eventualmenti quelli in comunità o i beni definiti indivisi in applicazione dell’articolo 1538 del codice civile, ossia tutti i beni sui quali il dichiarante ha un potere di amministrazione, d’uso e di libera disposizione congiunta.

 Una prima dichiarazione deve essere depositata dal deputato presso la Commissione per la trasparenza finanziaria della vita politica nei due mesi che seguono l’inizio del suo mandato. Una nuova dichiarazione deve essere depositata prima possibile e massimo entro un mese dalla scadenza del mandato del deputato o, in caso di scioglimento dell’Assemblea o di cessazione del mandato del deputato per una causa che non sia il decesso, nei due mesi che seguono la fine del suo mandato. Tuttavia, questa nuova dichiarazione non viene richiesta se l’interessato ha già depositato, ad altro titolo, una dichiarazione sulla nuova situazione patrimoniale da meno di sei mesi.

 La Commissione per la trasparenza finanziaria della vita politica adisce l’Ufficio dell’Assemblea nazionale per segnalare qualunque caso di deputato che non avesse ottemperato all’obbligo di depositare una delle due dichiarazioni patrimoniali previste ai sensi dell’articolo L.O. 135-1. Il Consiglio costituzionale, adito dall’Ufficio presidenza dell’Assemblea nazionale, constata, eventualmente, l’ineleggibilità -sanzione che, in applicazione dell’articolo L.O. 128, è della durata di un anno- e, con la stessa decisione, dichiara, laddove necessario, che il deputato viene dimesso d’ufficio. Nel caso in cui la Commissione rilevi, dopo aver permesso all’interessato di presentare le proprie osservazioni, delle evoluzioni patrimoniali per le quali non dispone di alcuna spiegazione, questa trasmetterà il caso alla procura.

 o-o-o 

Dal 1871 al 1940, le elezioni legislative furono l’unica espressione della volontà popolare. Dal  1958 in poi hanno coesistito con altri due modi di consultazione del suffragio universale: il referendum (che puo’ essere costituente o legislativo) e l’elezione del presidente della Repubblica (dal 1965). E’ per questa ragione che l’intero corpo elettorale puo’ esprimersi in varie occasioni a livello nazionale. 

In caso di elezione presidenziale o di referendum durante un periodo di sessione, i lavori parlamentari sono in genere sospesi in modo che i deputati possano partecipare alla campagna che precede il voto. 

III – Lo statuto

 § 1 – LE IMMUNITA’

 -1. L'inviolabilità

"L'inviolabilità non costituisce un privilegio personale di cui godono i parlamentari, ma una protezione assicurata al Parlamento per garantirne il buon funzionamento, che altrimenti rischierebbe di essere ostacolato da  azioni giudiziarie avviate abusivamente contro i suoi membri dall’esecutivo o da privati." Le motivazioni del progetto di revisione costituzionale adottato dal Congresso il 31 luglio 1995, nonostante riprendano  la ragion d’essere dell’inviolabilità parlamentare, constatano allo stesso tempo che questa « va contro il principio di uguaglianza di fronte alla legge ». E’ stato quindi necessario apportare delle modifiche e prendere in considerazione la procedura di controllo giudiziario (istituita nel 1970, quindi posteriormente alla Costituzione del 1958) e tutti i provvedimenti restrittivi della libertà che essa comporta;. Questo è stato oggetto della revisione costituzionale del 4 agosto 1995, che ha modificato l’articolo 26 della Costituzione facendo prevalere le regole seguenti:

- è sempre possibile intentare azioni in giustizia anche quando il parlamento è in sessione;

- qualunque misura di arresto, privativa o restrittiva della libertà viene presentata per autorizzazione all’Ufficio dell’Assemblea la quale non ha il compito di giudicare il deputato in causa ma solamente deliberare sul carattere di serietà, lealtà e sincerità della domanda che gli viene presentata" ;

- l’autorizzazione dell’Ufficio Presidenza non è richiesta quando il reato o l’atto illecito sono flagranti anche in caso di condanna definitiva 

L’Assemblea puo’ decidere la sospensione della detenzione o dei provvedimenti privativi e restrittivi della libertà o delle azioni intentate contro uno dei suoi membri. L'effetto della sospensione è limitato alla durata della sessione nel corso della quale viene decisa.

-2. L'irresponsabilità

Contrariamente a quello dell’inviolabilità, il regime dell’irresponsabilità del 1958 non ha subito modifiche. "nessun membro del Parlamento puo’ essere perseguito, ricercato, arrestato, detenuto o giudicato in seguito a opinioni espresse o voti emessi nell’esercizio delle proprie funzioni" (Articolo 26, comma primo, della Costituzione).

Il principio di base di questa immunità è di garantire la libertà di espressione dei parlamentari. Ecco perché è perenne,  va al di là della scadenza del mandato e copre ogni atto della funzione parlamentare (i rapporti, i discorsi, i voti) ma unicamente questi ed esclude gli atti e le parole che non sono associate all’esercizio diretto di questa funzione. D'altronde, l’irresponsabilità non puo’ estendersi agli atti compiuti da un deputato nell’ambito di una missione affidata dal Governo (Decisione del Consiglio costituzionale  n° 89-262 del 7 novembre 1989). L'irresponsabilità protegge il parlamentare sia contro i procedimenti civili che contro quelli penali.

§ 2 – LE INCOMPATIBILITA’

L’incompatibilità è una modalità di protezione del mandato parlamentare che a differenza dell’inelegibilità, si applica dopo l’elezione, e non prima di questa. Colui che non è eleggibile non puo’ essere candidato; " mentre si puo’ essere eletti anche se colpiti da incompatibilità. L’incompatibilità, la cui portata è quindi solo relativa, impone entro breve termine una scelta tra il mandato e l’attività dichiarata incompatibile o dal deputato stesso o dalle istanze competenti. 

-1. L’incompatibilità con un’attività pubblica. 

· Le attività istituzionali

Il mandato parlamentare è prima di tutto incompatibile con le funzioni di Presidente della Repubblica –anche se nessun testo lo prevede-, di membro del Governo, di consigliere costituzionale, di membro del Consiglio economico e sociale. 

Per giustificare è stato chiamato in causa il principio della separazione dei poteri. Esso viene temporaneamente accantonato per le missioni temporanee affidate dal governo ai deputati in virtù dell’articolo L.O. 144 del codice elettorale: perchè non venga sviata la regola dell’incompatibilità, queste missioni non devono avere una durata oltre i sei mesi; in caso di prolungamento, il Presidente dell’Assemblea prende atto della cessazione del mandato. 

· Le funzioni pubbliche non elettive

L’incompatibilità tra il mandato parlamentare e le funzioni pubbliche non elettive si spiega risalendo al periodo dei deputati funzionari della Monarchia di Luglio la cui carriera dipendeva dal Governo che avrebbero dovuto controllare. L’incompatibilità è stata estesa alle funzioni di direzione e di consiglio nelle imprese  e negli stabilimenti pubblici. La principale eccezione riguarda i professori dell’insegnamento superiore, categoria di agenti pubblici che è esente dal sospetto di dipendenza rispetto al potere politico. 

Il funzionario divenuto parlamentare è messo in posizione di distacco. Continua durante il suo mandato, ad acquisire i diritti alla pensione e degli scatti di anzianità. 

-2. I casi di incompatibilità con attività private. 

Al contrario delle funzioni pubbliche, le attività private sono in linea di massima compatibili con il mandato parlamentare. Sono stati previsti dei limiti: in particolare il cumulo dei mandati non è possibile con funzioni di responsabilità esercitate nelle società, istituti, imprese che abbiano legami finanziari (sovvenzioni, garanzie d’interesse, appello al risparmio) con persone pubbliche. Lo stesso dicasi per le società che hanno attività immobiliari. 

E’ inoltre vietato per un parlamentare lasciar apparire il proprio nome e la propria funzione in una pubblicità relativa ad una impresa finanziaria, industriale o commerciale o se è avvocato occuparsi di cause o consulenze che riguardino le società menzionate sopra. Per le stesse ragioni, l’avvocato-deputato non puo’ agire in penale contro lo Stato. 

-3. Le sanzioni. 

Il deputato che si trovi al momento della propria elezione in una situazione di incompatibilità deve scegliere tra il proprio mandato e l’attività incompatibile, entro un lasso di tempo che, è fissato in genere, a trenta giorni. Deve inoltre portare a conoscenza entro gli stessi termini qualunque attività professionale o di interesse generale che intende conservare. L’ufficio dell’Assemblea nazionale si pronuncia sulla compatibilità di questa attività con il mandato. In corso di mandato, l’ufficio presidenza deve anche essere adito per qualunque modifica che riguardi la situazione del deputato rispetto alle regole sull’incompatibilità. 

Se sussistesse un dubbio, o in caso di controversia, il Consiglio costituzionale viene adito dall’Ufficio Presidenza, ossia dal Ministro della Giustizia, o dal parlamentare stesso. E’ il Consiglio ad avere la sovranità della decisione. Se pronuncia un verdetto d’incompatibilità, l’interessato deve regolarizzare la propria situazione nei trenta giorni che seguono la notifica della decisione; altrimenti, viene destituito  d’ufficio dal mandato dal Consiglio costituzionale.  

§ 3 – LIMITE NEL CUMULO DEI MANDATI 

Il cumulo del mandato parlamentare con uno o vari mandati locali è sempre stato praticato in Francia. Dal  1958 in poi questa prassi si era fortemente estesa. Con due leggi del 30  dicembre 1985 è stato istituito un quadro legislativo per ridurre le situazioni di cumulo dei mandati, in seguito modificato e rafforzato da due leggi di cui una organica del 5 aprile 2000.

Il testo di legge indica il principio di incompatibilità dei mandati del deputato (e del senatore) e di membro del Parlamento europeo. Il mandato di deputato è incompatibile con l’esercizio di più di uno dei mandati elettorali seguenti : consigliere regionale, consigliere generale, consigliere municipale di un comune di almeno 3 500 abitanti, consigliere all’Assemblea di Corsica, consigliere di Parigi.

Un deputato che, posteriormente alla sua elezione, ottiene un altro mandato che lo mette in una situazione di cumulo vietato deve, entro trenta giorni, rinunciare ad uno dei mandati ottenuti anteriormente.

IV – Gli organi principali 

§ 1 – L’UFFICIO PRESIDENZA

L’Ufficio Presidenza è l’organo collettivo sul quale vige l’autorità del presidente e il cui compito è la gestione della vita interna e quello di dirigere i lavori dell’Assemblea nazionale.

-1. Composizione (composizione attuale)

L’Ufficio Presidenza comprende 22 membri: Il Presidente; 6 vice-presidenti; 3 questori; 12 segretari.

Il Presidente (vedi qui di seguito), che veniva rieletto annualmente dal 1875 al 1958, viene ora eletto per la durata della legislatura (articolo 32 della Costituzione).

Tutti gli altri membri sono eletti ogni anno all’apertura della sessione ordinaria, in ottobre. Secondo l’articolo 10, comma 2, del Regolamento dell’Assemblea nazionale, la composizione dell’Ufficio presidenza deve  cercare di " riflettere al massimo (…) la configurazione politica dell’Assemblea ", senza che venga richiesta una proporzionalità rigorosa. Quando vi sono tante candidature per altrettanti seggi, come avviene in genere, la designazione non richiede alcuno scrutinio.

-2. Attribuzioni

Due di queste sono direttamente definite dalla Costituzione:

· l’articolo 26, comma 2, subordina alla propria autorizzazione qualunque misura di arresto o qualunque misura restrittiva della libertà che venga presa contro un deputato.

· l’articolo 89, comma 3, prevede che in caso di revisione della Costituzione, l’Ufficio Presidenza del Congresso sia quello dell’Assemblea nazionale.

L’Ufficio Presidenza detiene una competenza generale di direzione dell’Assemblea.  Ha " tutti i poteri per risolvere (le sue) delibere e per organizzare e dirigere i suoi servizi" (articolo 14, comma primo, del Regolamento). Alcune attribuzioni sono esercitate individualmente: i vice-presidenti fanno le veci e rappresentano il Presidente ; i questori (vedi qui di seguito) sono incaricati della gestione amministrativa e finanziaria; i segretari controllano le operazioni di voto.

Collegialmente, spetta all’Ufficio presidenza rappresentare l’Assemblea nelle manifestazioni esterne, di interpretare e di applicare il Regolamento, di risolvere i principali incidenti di seduta, di assicurare la « par condicio » nella comunicazione audiovisiva. L’organizzazione dei servizi e lo statuto del personale sono oggetto di delibere dell’Ufficio presidenza.

-3. I comitati dell’Ufficio di presidenza

Per preparare alcune decisioni dell’Ufficio di presidenza, è d’uso istituire alcuni comitati nel suo interno.

Attualmente esistono sei comitati.

Durante la XIIa Legislatura questi riguardavano :

- l’applicazione dello statuto del deputato,

- la comunicazione,

- le attività internazionali,

- questioni che riguardano le sedute parlamentari,

- l’esame della fattibilità finanziaria delle proposte di legge,

- gruppi di studio.

 Durante la XIIIa Legislatura riguardano :

- la comunicazione audiovisiva e la stampa,

- l’applicazione dello statuto del deputato,

- gruppi di studio e questioni che riguardano le sedute parlamentari,

- le attività internazionali,

- l'informatica e le nuove tecnologie,

- l’esame della fattibilità delle proposte di legge.

Ognuno di questi comitati è presieduto da un vice-presidente che fa rapporto di fronte all’Ufficio presidenza delle conclusioni della sua delega.

L’Ufficio presidenza si riunisce una volta al mese. Ogni riunione è seguita dalla pubblicazione, nel  Feuilleton e sul sito Internet dell’Assemblea, di un resoconto, in parte pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

 

§ 2 – IL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE 

La Costituzione della Quinta Repubblica ha stabilito per il Presidente dell’Assemblea nazionale, la durata, facendolo eleggere per i cinque anni della legislatura (articolo 32 della Costituzione), mentre durante la quarta Repubblica, era eletto all’inizio di ogni sessione annualmente. Se ha perso alcune prerogative –in particolare, durante il periodo ad interim del Presidente della Repubblica, dove ha ceduto il posto al Presidente del Senato – il Presidente dell’Assemblea nazionale ha preso il posto di quest’ultimo alla presidenza del congresso del parlamento a Versailles in caso di revisione della Costituzione. I due Presidenti condividono varie prerogative costituzionali: potere di nomina, diritto di deferire e devono inoltre essere consultati in alcune circostanze. 

· I due Presidenti nominano ognuno tre membri del Consiglio costituzionale (articolo 56, comma primo, della Costituzione); ognuno di essi designa anche una personalità nominata al Consiglio superiore della magistratura (articolo 65, comma 3, della Costituzione). 

· I Presidenti hanno la facoltà di adire il Consiglio costituzionale per i  testi adottati dal Parlamento prima della loro promulgazione (articolo 61, comma 2, della Costituzione) o di un trattato internazionale che comporti una clausola contraria alla Costituzione (articolo 54 della Costituzione). La quinta Repubblica ha quindi conferito ai presidenti delle Camere un ruolo inedito di difensori della Costituzione, ampliando in tal modo la loro funzione. 

· I Presidenti delle due assemblee vengono obbligatoriamente consultati in caso di scioglimento delle Camere (articolo 12, comma primo, della Costituzione), quando il Presidente della Repubblica decide di applicare l’articolo 16, o nel caso previsto dall’articolo 28, comma 3, in cui il Primo ministro decide di prolungare il numero di giorni di seduta. 

Il Presidente dell’Assemblea nazionale è, tra l’altro responsabile della sicurezza interna e esterna dell’Assemblea (articolo 13, comma 2, del Regolamento dell’Assemblea nazionale). 

Presidente dell’Ufficio Presidenza e della Conferenza dei Presidenti, è l’unico abilitato a " fare le comunicazioni" dell’Assemblea nazionale (articolo 13, comma 3, del Regolamento), in particolare autentificando il risultato delle delibere, redigendo il bilancio di ogni sessione e difendendo le prerogative dell’Assemblea. 

I PRESIDENTI DELL’ASSEMBLEA

 

Dalla prima presidenza di Jean-Sylvain Bailly del 17 giugno 1789,  l’Assemblea ha conosciuto 240 personalità che si sono succedute " au perchoir "(il trespolo), per riprendere l’immagine comunemente utilizzata per indicare il banco della presidenza.

Questa cifra alta è dovuta alla prassi utilizzata durante le assemblee rivoluzionarie; queste giudicarono utile sostituire il titolare dell’incarico ogni quindici giorni: ed è cosi che l’Assemblea costituente, l’Assemblea legislativa, la Convenzione, il Consiglio dei Cinquecento e il Corpo legislativo hanno visto succedersi per i quindici anni della loro esistenza ben 188 presidenti.

Possiamo constatare che durante la Quinta repubblica fu scelta la via opposta : si decise infatti di eleggere il Presidente all’inizio della legislatura  per la durata di quest’ultima, ossia, normalmente, per cinque anni. Il Presidente dell’Assemblea, quindi,  al quale la Costituzione attribuisce poteri significativi, gode inoltre di una posizione che supera i poteri conferitegli dalle sue funzioni e svolge un ruolo particolare nel funzionamento delle istituzioni.

Tra coloro che hanno esercitato questo incarico, esistono molti nomi celebri, tra i quali, a parte Bailly possiamo citare Talleyrand, Siéyès, l’abbate Grégoire, Mirabeau, Condorcet, Danton, Robespierre, Saint-Just, Lazare Carnot, Cambacérès, Chénier, Lucien Bonaparte, Royer-Collard, Gambetta, Edouard Herriot...

Dal 1958, la poltrona è stata successivamente occupata da: Jacques Chaban-Delmas (dicembre 1958-giugno 1969), Achille Peretti (giugno 1969-aprile 1973), Edgar Faure (aprile 1973-aprile 1978), Jacques Chaban-Delmas (aprile 1978-maggio 1981), Louis Mermaz (luglio 1981-aprile 1986), Jacques Chaban-Delmas (aprile 1986-maggio 1988), Laurent Fabius (giugno 1988-gennaio 1992), Henri Emmanuelli (gennaio 1992-aprile 1993), Philippe Séguin (aprile 1993-aprile 1997), Laurent Fabius (giugno 1997-marzo 2000), Raymond Forni (29 marzo 2000 - 18 giugno 2002), Jean-Louis Debré (25 giugno 2002 - 4 marzo 2007), Patrick Ollier (2007), Bernard Accoyer (da giugno 2007).

 

Gli ex-presidenti dell’Assemblea nazionale 

Nello svolgimento dei dibattiti, il Presidente, o il suo supplente (uno dei vice-presidenti) qualora necessario, svolge un ruolo ben definito all’articolo 52 del Regolamento: " Il presidente apre la seduta, dirige le delibere, fa osservare il regolamento, mantiene l’ordine e in qualunque momento puo’ sospendere o togliere la seduta

I Presidenti incarnano e rappresentano l’Assemblea nazionale all’esterno. Da circa quindici anni circa è aumentata l’importanza delle relazioni internazionali nella loro attività.  Ricevono numerose personalità e delegazioni estere. Dal giugno 1993, rifacendosi ad una tradizione interrotta con la visita nel 1919 di Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti, i capi di Stato e di governo stranieri sono stati ricevuti non solo all’Hôtel de Lassay e a Palazzo Borbone, ma in aula, dove nessun Presidente della Repubblica francese è entrato dal 1875. La Costituzione del 1958 vieta inoltre al Presidente della Repubblica di rivolgersi direttamente alle assemblee; comunica con esse tramite messaggi che fa leggere ma che non danno luogo ad alcun dibattito (articolo 18).

  § 3 - LA CONFERENZA DEI PRESIDENTI 

La Conferenza dei Presidenti, la cui creazione risale al 1911, interviene principalmente per fissare il calendario dei lavori dell’Assemblea.

 A differenza dell’Ufficio Presidenza, non è eletta direttamente dai deputati. Ne fanno parte di diritto : il Presidente dell’Assemblea nazionale che convoca " la Conferenza " e la presiede; i sei vice-presidenti; i presidenti delle sei commissioni permanenti e, eventualmente, una commissione speciale ; i presidenti dei gruppi, ai quali è attribuito, in caso di voto, " un numero di voti pari al numero dei deputati del loro gruppo " (articolo 48, comma 7, del Regolamento); ma i voti sono rari in Conferenza dei Presidenti. Partecipa anche il Relatore generale della commissione delle finanze e, dal 1995, il Presidente della Delegazione per l’Unione europea, segno dell’influenza acquisita da questo organismo. Il Governo viene rappresentato da uno dei suoi membri, abitualmente il ministro incaricato delle relazioni con il Parlamento. 

A prima vista il ruolo della Conferenza, dal 1958 è solo di esecuzione. Nel corso della sua riunione settimanale, " esamina l’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea per la settimana in corso e per le settimane seguenti " A  questo titolo, riceve tramite il presidente, " le richieste di iscrizione prioritaria all’ordine del giorno " formulate dal Governo (articolo 48, comma 4, del Regolamento). Per il resto, si limita a fare delle proposte " oltre alle discussioni fissate prioritariamente dal Governo ",  che fanno parte dell’ordine del giorno integrativo.

 La revisione costituzionale del 4 agosto 1995 ha previsto una seduta mensile riservata prioritariamente all’ordine del giorno fissato dall’Assemblea. La Conferenza dei Presidenti sceglie la data di queste sedute e fissa la regola della ripartizione per tutti i gruppi politici. nbsp;nbsp;

Spetta anche alla conferenza fissare la data di discussione delle mozioni di censura quando vengono presentate, e di determinare i tempi di parola nella discussione legislativa e nei dibattiti, insieme alle regole e al calendario dettagliato della " maratona " del bilancio. Inoltre, determina, le sedute settimanali dedicate alle questioni orali, di cui organizza lo svolgimento.

La Conferenza decide infine della necessità di organizzare scrutini pubblici " solenni", in base al momento più favorevole per la  partecipazione dei deputati (articolo 65, comma primo, del Regolamento). nbsp;nbsp;

La Conferenza dei presidenti è un luogo d’incontro e di trattativa per i rappresentanti dei gruppi, le commissioni e il Governo rappresentato da uno dei membri, solitamente, il ministro incaricato delle relazioni con il Parlamento. A parte le questioni di ordine del giorno, viene riunita per discutere e  risolvere i problemi immediati che posso sussistere nel funzionamento dell’Assemblea, in particolare nell’esercizio della sua funzione deliberativa. A questo riguardo, svolge un ruolo importante per il funzionamento dell’Assemblea e che lo sarà ancora maggiormente in futuro.

 § 4 – I QUESTORI 

Il termine e la funzione risalgono al sénatus-consulte del 28 frimaio anno XII (20 dicembre  1803). Dalla Terza Repubblica in poi, ci sono tre Questori. La tradizione vuole che due di essi appartengano alla maggioranza e il terzo all’opposizione. " Sotto la direzione dell’Ufficio Presidenza, si occupano dei servizi finanziari e amministrativi. Senza il loro assenso non si puo’ procedere ad alcuna nuova spesa " (articolo 15, comma primo, del Regolamento). L’Assemblea nazionale li nomina all’inizio di ogni legislatura e come per gli altri membri dell’Ufficio presidenza, vengono rinnovati ogni anno ad ottobre, all’apertura della sessione (articolo 10, comma primo, del Regolamento).

I tre Questori assumono collegialmente l’onere della gestione amministrativa e finanziaria dell’Assemblea. La direzione del personale, il materiale, il parco auto, gli immobili, i ristoranti e il bar, i sistemi di previdenza sociale, le pensioni… fanno parte delle loro competenze. Il ruolo è particolarmente importante nel campo del bilancio: preparano e stabiliscono il bilancio dell’Assemblea – in una formazione dove sono presenti insieme ai questori del Senato e sotto la presidenza di un Presidente della Camera alla Corte dei Conti-; sono loro che autorizzano le spese. Conseguenza dell’autonomia finanziaria delle assemblee : i Questori autorizzano le spese senza essere soggetti ad alcun visto da parte del controllore finanziario, funzionario del potere esecutivo.

Su delega del Presidente, i Questori sono responsabili del Palazzo Borbone. A questo proposito, organizzano e controllano le modalità d’accesso e di circolazione nel Palazzo. L’esercizio di questa responsabilità è particolarmente delicato, vista la politica di " porte aperte" condotta dall’Assemblea in questi ultimi anni.

§ 5 – I GRUPPI

La Costituzione, all’articolo 4, indica solamente il ruolo dei partiti e dei gruppi politici e non dei gruppi parlamentari, che sono l’espressione organizzata dei partiti in seno all’Assemblea. Alla Camera dei deputati i gruppi esistono dal 1910. Oggi, il Regolamento, che dedica ad essi un capitolo (capitolo V, articoli da 19 a 23), li definisce come un insieme di deputati riuniti intorno ad " affinità politiche". nbsp;nbsp;

Per costituire un gruppo, bisogna ottemperare a due condizioni : riunire un numero minimo di deputati, fissato a 30 nel 1959, poi a 20 nel 1988; accompagnare la creazione con una dichiarazione " dichiarazione politica " firmata dai membri che aderiscono al gruppo e presentata dal presidente da loro prescelto.

 All’inizio di ogni legislatura, dopo la costituzione dei gruppi, il presidente dell’Assemblea riunisce i loro presidenti per procedere alla divisione della Sala delle sedute in tanti settori quanti sono i gruppi costituiti.

 I gruppi definiscono liberamente la loro organizzazione, la loro procedura di riunione e di voto, il loro regolamento interno. Dispongono di locali e di un segretariato. Le loro attribuzioni e i loro poteri si sono ampliati e allo stesso tempo, a seconda dei partiti e in misura diversa è aumentata la  disciplina di partito. E’ cosi che il ruolo dei gruppi si manifesta in numerosi campi che riguardano l’organizzazione e il funzionamento dell’Assemblea; Per alcune nomine viene presa in considerazione l’importanza numerica di ogni gruppo (Ufficio Presidenza, commissioni, delegazioni e uffici parlamentari). Stesso dicasi per l’attribuzione dei tempi di parola nei dibattiti, la suddivisione delle interrogazioni parlamentari o infine l’espressione delle spiegazioni di voto.

 I presidenti dei gruppi, che sono membri di diritto della Conferenza dei Presidenti –all’interno della quale dispongono in caso di voto, di un numero di voti pari al numero di membri del gruppo che presiedono – dispongono inoltre di un grande numero di prerogative nello svolgimento della procedura legislativa e la tenuta di una seduta pubblica. Possono ad esempio, chiedere loro stessi o tramite un membro designato specialmente a questo riguardo, una sospensione di seduta o uno scrutinio pubblico. Possono anche chiedere la verifica del quorum, ma questo diritto deve essere esercitato personalmente. Dispongono di poteri d’iniziativa per l’iscrizione all’ordine del giorno di alcuni testi: risoluzioni che tendono alla creazione di commissioni di studio oppure progetti di atti comunitari, proposte di leggi discusse nell’ambito di sedute mensili d’iniziativa parlamentare.

  § 6 – LE COMMISSIONI E LE DELEGAZIONI PARLAMENTARI

 (Vedi Seconda parte, I, § 2 : < text-decoration: underline; text-underline: single" -1. L’intervento delle commissioni e Terza parte, II, § 2 e III)

 

L’ASSEMBLEA E LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

 

Se, nelle nostre istituzioni, il ruolo principale in materia di attività internazionali viene impartito all’esecutivo rimane comunque un margine di manovra per un intervento delle Assemblee, in particolare attraverso quella che si definisce a volte come, " la diplomazia parlamentare". Il loro ruolo in questo campo è aumentato negli ultimi anni.

L’Assemblea interviene prima di tutto nell’ambito delle sue competenze istituzionali: autorizzazione a ratificare i trattati e le convenzioni internazionali (vedi terza parte), discussione dei crediti del ministero della Cooperazione, discussione che prepara il prelievo a vantaggio dell’Unione europea,  dibattito organizzato in seguito alle dichiarazioni del Governo sulla politica estera o europea della Francia, sulle quali eventualmente il governo deve rispondere a interrogazioni parlamentari. La Commissione degli affari esteri è in un certo modo delegata dall’Assemblea per seguire tutte le questioni legate alle relazioni internazionali.

A questa azione permanente si aggiungono una serie di azioni non permanenti, che dipendono da vari organi dell’Assemblea: il Presidente,  spesso riceve i capi di Stato e i capi di Governo all’Hôtel de Lassay, a cui rende visita durante i viaggi ufficiali all’estero, da solo o accompagnato dai membri dell’Ufficio Presidenza ; le commissioni permanenti che attraverso  missioni d’informazione, hanno contatti frequenti con i loro omologhi di altri paesi; i gruppi di amicizia che permettono di avere con i membri dei Parlamenti di quasi tutti i paesi esteri, relazioni sistematiche e privilegiate.

Esistono tra l’altro assemblee parlamentari internazionali a cui partecipano le delegazioni dell’Assemblea nazionale : Unione interparlamentare, Assemblea parlamentare della Francofonia, Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, dell’Unione dell’Europa occidentale (U.E.O.), dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (O.S.C.E.), dell’organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Nel corso degli ultimi anni, si sono sviluppate nuove forme di intervento: azioni di cooperazione interparlamentare –a volte designate con il nome di  "ingegneria democratica"- che consistono nel fornire un aiuto tecnico al funzionamento dei Parlamenti che richiedono l’appoggio dell’Assemblea; missioni di osservazione delle elezioni nei paesi esteri, svolte dai membri dell’Ufficio presidenza.

All’interno dell’Ufficio presidenza, esiste una delegazione incaricata di coordinare tutte le attività internazionali dell’Assemblea. E’ sotto la sua egida che sono organizzati i colloqui che hanno come tema alcuni aspetti delle relazioni internazionali.

 

Per saperne di più:

L’Assemblea nazionale e le relazioni internazionali – Conoscenza dell’Assemblea n° 11.

 

V – I mezzi

 Dal punto di vista dell’organizzazione amministrativa, l’Assemblea nazionale – come tra l’altro il Senato – si distingue grazie all’applicazione del cosiddetto principio di autonomia delle assemblee parlamentari, derivante dal principio della separazione dei poteri. Il risultato sono regimi finanziari e amministrativi caratterizzati da una certa peculiarità, anche se  questa ha tendenza, a ridursi progressivamente. Per quanto riguarda i mezzi di tipo materiale e in particolare l’utilizzo dell’informatica e delle nuove tecniche di comunicazione, l’approccio è sicuramente innovativo.

§ 1 – IL REGIME FINANZIARIO

-1. L’autonomia finanziaria 

Il regime finanziario dell’Assemblea nazionale è definito dall’articolo 7 dell’ordinanza n° 58-1100 del 17 novembre 1958 relativa al funzionamento delle camere. Nel primo comma viene confermato il principio tradizionale dell’autonomia finanziaria di ogni Assemblea. Anche se le camere non hanno personalità morale, le loro operazioni finanziarie non sono assoggettate al diritto comune. La gestione dello stanziamento previsto nella finanziaria (bilancio degli oneri comuni), una volta versato, non è sottoposto al regolamento generale della contabilità pubblica (decreto n° 62-1587 del 29 dicembre 1962). Le camere gestiscono il loro bilancio in modo completamente autonomo e non sono assoggettate alla giurisdizione della corte dei Conti. Non esiste  a priori controllo di regolarità di esercizio da parte di un funzionario che dipende gerarchicamente dal ministero del Tesoro. Il tesoriere dell’Assemblea nazionale è un funzionario parlamentare, che dipende dai Questori.

 Il progetto di bilancio, preparato ogni anno dai Questori, viene redatto all’interno di una " commissione comune dei crediti", composta dai questori delle due camere (sei in totale) riuniti sotto la presidenza di un presidente di camera della Corte dei conti, assistito da due magistrati assessori con voto consultativo. Qualunque sia il ruolo effettivamente svolto al momento delle delibere da questo presidente di camera, il fatto che le proposte di bilancio delle autorità delle camere debbano essere sottoposte a personalità esterne al parlamento è potuto apparire come un passo indietro nell’autonomia finanziaria di quest’ultimo.

 La commissione comune si limita a fissare gli stanziamenti necessari al funzionamento delle camere. Spetta ai questori suddividere i crediti tra i vari capitoli di spesa. La legge finanziaria annua include, sotto forma di documento allegato, un rapporto che riguarda i bilanci delle camere redatto dalla commissione comune che comporta indicazioni sulle somme spese, le variazioni da un anno all’altro e le loro previsioni di utilizzo.

 Una commissione speciale incaricata di verificare e di liquidare i conti, composta da 15 deputati esamina ogni anno la chiusura dei conti di esercizio (articolo 16 del Regolamento dell’Assemblea nazionale) e da scarico ai Questori per la loro gestione. Dal 1994, redige un rapporto pubblicato alla fine di ogni esercizio.

 -2. La situazione materiale dei deputati

 Le cifre, attualizzate, sono consultabili sul sito Internet dell’Assemblea nazionale (http://www.assemblee-nationale.fr/connaissance/indemnité.asp ).

 Le indennità parlamentari

Le indennità attribuite ai deputati sono state definite con l’ordinanza n° 58-1210 del 13 dicembre 1958. L’indennità di base è calcolata "prendendo come riferimento il trattamento dei funzionari statali nella categoria cosiddetta fuori griglia”. Questa è uguale alla media calcolata tra il trattamento più basso e il trattamento più alto di questa categoria" e corrisponde agli emolumenti di un consigliere di Stato che ha meno di un anno di anzianità nel suo grado. Si aggiunge l’indennità di residenza, come per  i funzionari, al tasso del 3 %. Secondo l’articolo 2 dell’ordinanza precitata : " L’indennità parlamentare è completata da una cosiddetta indennità di funzione "; l’importo di questa indennità è pari ad un quarto della somma dell’indennità parlamentare (indennità parlamentare vera e propria con maggiorazione dell’indennità di residenza).

 Da questa indennità sono sottratte alcune trattenute obbligatorie: contributi alla cassa pensioni; contributi eccezionali di solidarietà ; contributo sociale generalizzato; contributi al rimborso del debito sociale; contributi ai fondi di garanzia di risorse. L’indennità parlamentare di base maggiorata dall’indennità di residenza, ad esclusione dell’indennità di funzione è imponibile secondo le regole applicabili agli stipendi e emolumenti.

 Ai sensi della legge organica n° 92-175 del 25 febbraio 1992, il deputato titolare di mandati o funzioni elettorali locali puo’ cumulare le indennità di mandati o funzioni elettorali locali con la sua indennità parlamentare di base solo per un massimo di una volta e mezzo quest’ultima.

Gli assegni familiari percepiti dai deputati sono equivalenti a quelli del regime generale dei dipendenti.

 Le spese di segreteria e di mandato

Per far fronte alle varie spese legate all’esercizio del loro mandato che non sono direttamente a carico o rimborsate dalla Camera, i deputati godono di un’indennità rappresentativa delle spese di mandato la cui somma è rivalorizzata sulla base della funzione pubblica e che gli permette in particolare di remunerare una o più segretarie.

 Il  " compenso collaboratore "

La legge stanzia per ogni deputato una somma destinata alla remunerazione dei propri collaboratori. Alla voce « collaboratore » corrisponde – il termine "assistente parlamentare" utilizzato per designare le persone che legate ad un deputato da un contratto di diritto privato gestito dall’Assemblea nazionale e remunerate con un fondo specifico attribuito da quest’ultima ad ognuno dei suoi membri, esercitano la loro attività o nella circoscrizione di un deputato, o a Parigi. 

Questa somma permette di remunerare tre collaboratori; tuttavia, puo’, secondo il volere del deputato, essere versata a profitto di un numero di persone che variano da uno a cinque. Il deputato ha la qualità di datore di lavoro : assume, licenzia, fissa le condizioni di lavoro e il salario del suo personale. La somma a disposizione di ogni deputato è rivalorizzata sulla base della funzione pubblica. In caso di non utilizzo della totalità della somma, la quota disponibile rimane a disposizione del bilancio dell’Assemblea nazionale o puo’ essere ceduta dal deputato al suo gruppo politico per remunerare gli impiegati del gruppo.

 Le facilità di circolazione

- Viaggi su tutto il territorio nazionale in treno: l’Assemblea nazionale rilascia una carta nominativa che permette l’accesso gratuito a tutta la rete S.N.C.F. in prima classe, e  a cuccette e vagoni-letto compartimenti in prima classe, per gli spostamenti all’interno delle frontiere del paese.

 - Spostamenti a Parigi e nella regione parigina: l’Assemblea nazionale dispone di un parco di una ventina di auto destinate in priorità agli spostamenti delle delegazioni ufficiali insieme agli spostamenti richiesti dai lavori legislativi. Risponde, per quanto possibile agli spostamenti dei deputati legati ai loro altri obblighi e effettuati partendo dal Palazzo Borbone a Parigi o a destinazione degli aeroporti. I taxi parigini vengono chiamati quando il parco auto non è in grado di rispondere a tutte le richieste.

 - Viaggi aerei: ogni anno sono a carico dell’Assemblea nazionale:

* per i deputati della Francia metropolitana: quaranta viaggi andata e ritorno tra Parigi e la circoscrizione, quando questa è collegata da una linea aerea regolare (ottanta passaggi "circoscrizione"); sei viaggi andata e ritorno in Francia metropolitana, fuori circoscrizione ;

 * per i deputati d’oltre-mare : una somma annua pari, per i deputati delle province, al costo di ventisei passaggi in classe club-affaires tra Parigi e la circoscrizione e, per i deputati dei territori e enti territoriali, al costo di sedici passaggi in prima classe tra Parigi e la circoscrizione; quattro viaggi andata e ritorno in Francia metropolitana.

 Previdenza e pensioni

I deputati sono obbligatoriamente affiliati ai fondi di previdenza sociale dell’Assemblea nazionale, regime speciale creato dall’Ufficio presidenza dell’Assemblea nazionale, nel 1948 e gestito da un comitato di gestione composto da tre Questori e da un rappresentante di ognuno dei gruppi politici. Questo fondo fornisce prestazioni per malattia e maternità e attribuisce un capitale-decesso o indennità in caso di decesso.

 Il fondo pensione dei deputati,  creato da una risoluzione della Camera dei deputati del 23 dicembre 1904, è alimentato da una quota prelevata sull’indennità parlamentare e da una sovvenzione iscritta nel bilancio dell’Assemblea. Le pensioni sono calcolate secondo il numero di anni di contributi versati, sapendo che i deputati pagano doppi contributi durante i primi quindici anni di mandato. In genere si maturano i diritti per la  pensione dai 55 anni in poi.

 Facilitazioni varie

* Mezzi di comunicazione

Le comunicazioni telefoniche, per tutta la Francia, da un telefono di un ufficio dei deputati, al Palazzo Borbone, sono a carico dell’Assemblea nazionale.

 Su richiesta i deputati possono anche beneficiare, di un forfait globale di comunicazione che comprende : gli abbonamenti per massimo quattro linee di comunicazione di cui sono titolari, tra le quali vi sono due linee di cellulari ; un abbonamento presso un fornitore d’accesso internet ; il costo delle comunicazioni entro i limiti del forfait.

 La corrispondenza di tipo parlamentare, ossia quella richiesta dal mandato legislativo, viene affrancata a spese dell’Assemblea nazionale. La corrispondenza di tipo privato e la corrispondenza di carattere generale o collettivo (inviti, annunci, carte da visita, opuscoli, volantini, richieste di sottoscrizioni, giornali…). non rientra in questo ambito.

 I deputati dispongono, tra l’altro di una somma per acquisire materiale informatico.

 * Ristorazione

Due ristoranti sono a disposizione dei deputati. Uno è unicamente riservato per loro, l’altro permette di ricevere invitati. La ristorazione è a carico dei deputati.

 * Alloggio

L’Assemblea nazionale consente l’accensione di mutui per l’acquisto di un alloggio o di un locale ad uso ufficio o per stabilirvi una sede, a Parigi o nella circoscrizione. La somma media dei mutui concessi ai  deputati, su 10 anni al tasso del 2 %, è di circa 76.225 euro.

L’Assemblea nazionale è proprietaria di un immobile ad uso alberghiero nei pressi di Palazzo Borbone dove i parlamentari possono prenotare una camera a loro spese.

 § 2 – IL REGIME AMMINISTRATIVO

-1. L’autonomia amministrativa

Nelle Repubbliche anteriori, gli atti delle assemblee, gli atti parlamentari, erano considerati atti di governo e in tal caso il giudice non era competente per prenderne atto.

L’articolo 8 dell’ordinanza n° 58-1100 del 17 novembre 1958 relativa al funzionamento delle assemblee parlamentari è stata una prima eccezione a questo regime di immunità giurisdizionale definendo una regola secondo la quale " Lo Stato è responsabile di qualunque tipo di danno causato dai servizi delle assemblee parlamentari ". La legge  che riguarda le vertenze definisce ulteriori eccezioni che riguardano le vertenze che implicano gli impiegati delle camere e in particolare la legge del 13 luglio 1983 che esplicita i diritti e doveri dei funzionari statali all’interno dell’articolo 31.

Esistono anche nuove restrizioni a questo regime di immunità giurisdizionali che risultano da decisioni giurisdizionali, tra cui una proveniente da una sentenza dell’Assemblea del Consiglio di stato del 5 marzo 1999, Presidente dell’Assemblea nazionale, che è di grande portata e contribuisce a ravvicinare al regime di diritto comune il contenzioso degli atti delle assemblee parlamentari. Traendo le conseguenze di questa evoluzione, l’Ufficio presidenza ha adottato, nel febbraio 2001, un decreto per regolamentare gli appalti pubblici dell’Assemblea nazionale (Gazzetta ufficiale del 23 febbraio 2001).

-2. I funzionari dell’Assemblea nazionale

Il regime applicabile risulta dal principio di autonomia dato che l’articolo 17 del Regolamento dell’Assemblea prevede che  " l’Ufficio presidenza determini tramite regolamenti interni l’organizzazione e il funzionamento dei servizi dell’Assemblea, le modalità di applicazione, di interpretazione e di esecuzione da parte dei  vari servizi delle disposizioni del presente Regolamento, insieme allo statuto del personale e i rapporti tra l’amministrazione dell’Assemblea e le organizzazioni professionali del personale ".

E’ quindi su questa base grazie ad un decreto dell’ufficio presidenza che enuncia il Regolamento interno sull’organizzazione dei servizi che riguardano lo statuto del personale dell’Assemblea nazionale, i 1.300 dipendenti dell’Assemblea nazionale vengono suddivisi in due categorie : servizi legislativi e servizi amministrativi, sotto l’autorità amministrativa di due segretari generali: circa la metà di essi svolge mansioni di accoglienza, sorveglianza, sicurezza e manutenzione corrente, eseguita da uscieri, agenti, custodi-vigili; i lavori di segreteria impiegano quasi un quinto del personale; i vice-amministratori si occupano dell’applicazione delle regole di procedura e di gestione; il lavoro concettuale e di assistenza tecnica è soprattutto svolto dagli amministratori e consiglieri inquadrati dai direttori; i segretari dei dibattiti e i redattori dei dibattiti (vedi pag. 54) sono incaricati di redigere i verbali delle discussioni in Aula.

Lo statuto degli agenti delle assemblee comprende in particolare le seguenti caratteristiche : gli impieghi permanenti sono tenuti esclusivamente dai dipendenti parlamentari ; i dipendenti sono statali, ma non dipendono dallo statuto generale della funzione pubblica ; sono assunti solo tramite concorso; hanno alcuni obblighi particolari in materia di neutralità e di disponibilità.

I dipendenti dell’Assemblea in genere svolgono tutta la loro carriera all’interno dell’Assemblea nazionale. E’ tuttavia possibile essere distaccati per altro impiego o di richiedere una messa in disponibilità.

§ 3 - L’APPARATO TECNICO

-1. L’informatica a Palazzo Borbone

Il primo ingegnere informatico è stato assunto all’Assemblea nazionale nel 1969 in occasione dell’applicazione del Piano Calcolo. Nel 1975 sono stati acquistati i primi due calcolatori (macchine Bull 6160), ed è sorta allo stesso tempo la divisione dell’informatica di gestione, all’epoca integrata al servizio affari finanziari. Poco a poco dal 1986 in poi,  i vari servizi hanno avuto in dotazione i personal computer..

L’attività informatica si è strutturata nel corso del tempo: è stato creato un Servizio dell’Informatica poco prima del 1990 per curare le principali necessità informatiche dell’Assemblea e dal 1995 esiste un sistema d’informazione composto da banche dati in rete.

Dal 1990 è stata creata una linea di credito annua per gli acquisti informatici dei deputati.

La tappa seguente si traduce tramite il ricorso a quadri tecnici specializzati e tramite la messa in opera di una pianificazione a medio termine.

Con l’arrivo di Internet si assiste ad un incremento delle attività del settore: nel 1996, viene creato il sito Internet dell’Assemblea. Dal 1997, esiste allo stesso tempo una domanda generalizzata di collegamenti Internet e l’auspicio delle autorità politiche di trasformare il sito Internet dell’Assemblea in uno strumento informatico di documentazione, supporto per una ampia diffusione dei lavori parlamentari.

Dal 1998, un sito Intranet - Extranet è a disposizione dei deputati e dei loro collaboratori. E’ inoltre disponibile un sito Intranet per i deputati e i loro collaboratori. Inoltre è a disposizione dei servizi un sito Intranet.

Dal giugno 2002 e dall’inizio della dodicesima legislatura, ogni deputato dispone, nel proprio ufficio dell’Assemblea nazionale, di una postazione informatica con un collegamento Internet e di un indirizzo di posta elettronica.

I deputati e i servizi dispongono ormai di un ampio accesso alle nuove tecnologie, in termini sia di fonti d’informazione che di mezzi di lavoro.

Il sito Internet dell’Assemblea ( http://www.assemblee-nationale.fr ) permette al pubblico di accedere ad un’ampia gamma di informazioni e in particolar modo a tutti i documenti parlamentari, consultabili on-line (progetti e proposte di legge, rapporti, testi adottati…). Il verbale analitico dei dibattiti delle sedute è consultabili circa tre ore dopo la fine della seduta. Sul sito sono anche disponibili le biografie dei deputati, la composizione delle varie istanze parlamentari e dei servizi dell’Assemblea insieme a numerosi testi e illustrazioni che riguardano Palazzo Borbone e il funzionamento dell’Assemblea nazionale.

-2. La diffusione dei lavori

La pubblicità è uno degli elementi essenziali dei dibattiti parlamentari. Legittimata dalla Costituzione del 3 settembre 1791, la pubblicità delle sedute avviene prima di tutto con la presenza di un pubblico e grazie alla diffusione di resoconti scritti dei lavori dell’Assemblea. Allo stesso tempo, i lavori delle commissioni e di altri organi dell’Assemblea danno vita alla pubblicazione di documenti scritti, che il pubblico puo’ ottenere o consultare su Internet (vedi Allegato pag. 100).

A parte questa forma di informazione diretta, l’Assemblea nazionale è aperta alla stampa scritta e audiovisiva, il cui ruolo è divenuto essenziale all’informazione del pubblico. A Palazzo Borbone sono accreditati più di 350 giornalisti francesi, che rappresentano quasi cento organi di stampa nazionali o locali, dove sono anche presenti una quarantina di loro colleghi della stampa estera che rappresentano circa  40 giornali o agenzie che appartengono a venti paesi.

I giornalisti della stampa scritta accreditati assistono, da molto tempo ai dibattiti delle tribune che sono loro riservate. Dispongono, inoltre, in prossimità della sala delle sedute, di due sale di redazione.

La prima radiodiffusione  dei dibattiti risale al 1947. Fondamentale per tutto un periodo, è declinata poco a poco per lasciare il passo alla ritrasmissione audiovisiva.

L’Assemblea pubblica i resoconti delle sedute e allo stesso tempo provvede, dal 1993, a fornire " una relazione audiovisiva integrale " dei dibattiti in seduta pubblica, con sei telecamere in Aula. Esistono inoltre, due sale che dispongono dei mezzi necessari per la registrazione delle audizioni pubbliche condotte dalle commissioni, dalle delegazioni e per la registrazione di alcuni colloqui organizzati dalle Assemblee.

Queste immagini sono diffuse dal canale televisivo interno e vengono gratuitamente messe a disposizione delle reti televisive. Fino alla primavera 2000, esse erano anche ritrasmesse via cavo e  satellite dal  " Canale Camere", che tra l’altro, ritrasmetteva i lavori del Senato.

Creata con la legge n° 99-1174 del 30 dicembre 1999, la Rete Parlamentare ha ripreso questo programma di ritrasmissione " allo stato puro " dei dibattiti. Ai sensi di tale legge, la Rete parlamentare " ricopre una missione di servizio pubblico, d’informazione e di formazione dei cittadini alla vita pubblica, grazie a programmi parlamentari, educativi e civici ". A tal scopo trasmette, a parità di tempi d’antenna, le trasmissioni di due società indipendenti, LCP-Assemblea nazionale (LCP-AN) e Pubblico-Senato, che sono legate ognuna ad una delle Camere tramite una convenzione che prevede in particolare la partecipazione finanziaria di cui beneficiano.

Conformemente al principio costituzionale della separazione dei poteri, le due società non sono sottoposte all’autorità di vigilanza dell’audiovisivo, il Consiglio superiore dell’audiovisivo. Anche se godono di fondi pubblici, non rientrano nel campo di giurisdizione della Corte dei conti, in virtù del principio di autonomia finanziaria del Parlamento. E’ sotto il controllo dell’Ufficio di Presidenza di ogni Assemblea che le società devono rispettare la regolamentazione applicabile in materia di reti televisive a tema e rispondere all’esigenza d’imparzialità dei programmi prevista dalla legge.

I programmi vanno in onda dalle 7 e 30 all’1 del mattino, LCP è diffusa su tutti i canali via cavo e via satellite ai sensi di una norma di legge del 30 dicembre 1999 dove viene esplicitato l’obbligo per gli operatori di mettere gratuitamente i programmi della rete a disposizione dei loro abbonati. Il canale è anche accessibile grazie alla ritrasmissione Internet accessibile dai siti dell’Assemblea nazionale e del Senato.

Le due componenti della rete parlamentare (ognuna di essa ha a capo un direttore generale),  dispongono di una redazione di una quindicina di giornalisti ognuna e lavorano con il materiale tecnico esistente nelle due camere . La ritrasmissione in diretta dei dibattiti in seduta pubblica e in commissione è privilegiata, con riserva di un’alternanza Assemblea-Senato all’interno del palinsesto quotidiano dei programmi., Possono inoltre avvalersi di studi cinematografici e di produzione per realizzare alcuni programmi in diretta.

Per quanto riguarda più particolarmente LCP-AN, la priorità data ai lavori parlamentari stricto sensu è corredata da appuntamenti sull’informazione, dibattiti e reportage. Ogni giorno vengono trasmesse due edizioni di telegiornali, a mezzogiorno e la sera insieme a dibattiti incentrati sull’attualità politica e parlamentare. Inoltre, programmi a periodicità settimanale che completano una programmazione che prende in considerazione l’attività parlamentare in tutti i suoi aspetti.

Vengono anche ritrasmesse in diretta da France 3 le due sedute per le interrogazioni parlamentari rivolte al governo, il martedi e mercoledi di ogni settimana e dal 1999 vengono tradotte in lingua dei segni e da sottotitoli criptati per i mal udenti e i sordi. Infine la seduta pubblica e alcune riunioni di commissioni aperte alla stampa saranno ritrasmesse in diretta su Internet, tramite il sito dell’Assemblea nazionale

 

SECONDA PARTE :
LA FUNZIONE LEGISLATIVA

 

Il Parlamento vota le leggi, tutte le leggi, eccezion fatta per quelle adottate per via referendaria. Il Governo può adottare con ordinanze dei provvedimenti che rientrerebbero normalmente nella competenza della legge (articolo 38 della Costituzione) soltanto se autorizzato dal Parlamento.

I deputati, come i senatori, hanno il diritto di iniziativa legislativa, " in concomitanza con il Primo Ministro ", indica l’articolo 39, primo comma, della Costituzione. Inoltre possono modificare i testi in corso di discussione ; esercitano cioè il diritto d’emendamento.

Le leggi derivanti da disegni di legge (d’origine governativa) sono più numerose di quelle derivanti da proposte di legge (d’origine parlamentare). Ma spesso, i disegni di legge sono oggetto di numerosi emendamenti tra il momento in cui sono presentati all’Ufficio di Presidenza dell’una o dell’altra assemblea – secondo l’espressione consacrata- e quello in cui sono votate, rendendo il testo definitivo prima di un eventuale esame da parte del Consiglio Costituzionale e promulgazione da parte del Presidente della Repubblic

La procedura legislativa ha conosciuto varie fasi. (I). Nella Costituzione del 1958 è caratterizzata da un qual certo numero d’importanti prerogative concesse al Governo (II). Vi sono delle leggi, che segnatamente per il loro oggetto, si differenziano dalle altre (III).

Prima di esaminare le varie tappe della procedura legislativa, occorre ricordare l’ambito ed i principi in cui s’iscrive l’attività dell’Assemblea, per l’esercizio tanto della sua funzione legislativa quanto di quella di controllo. 

I – La procedura legislativa e le sue fasi*

§ 1 – L’AMBITO ED PRINCIPI

-1. La sessione

La sessione è il periodo dell’anno, nel corso del quale, il Parlamento si riunisce per deliberare in seduta plenaria.

La Constituzione del 1958 (articolo 28) prevedeva di diritto due sessioni ordinarie, di circa tre mesi ciascuna, la prima in autunno e la seconda in primavera separate da delle intersessioni. L’apertura della sessione ordinaria d’aprile era il punto di riferimento utilizzato per l’inizio della nuova legislatura, salvo in caso di dissoluzione (" Il mandato dell’Assemblea nazionale giunge a termine all’apertura della quinta sessione ordinaria d’aprile, successiva all’elezione.")

Dal 1958 in poi, il numero di giorni in cui l’Assemblea Nazionale è in seduta è aumentato in modo quasi costante. Dal 1959 al 1970 era in media di 90 giorni, nel 1971 ha raggiunto il centinaio, nel 1982 ha superato i 150 giorni. I limiti di ambito temporale imposti dalla Costituzione hanno provocato il ricorso a misure o pratiche compensatorie, quali le sedute notturne, e soprattutto il moltiplicarsi delle sessioni straordinarie, quasi tutte convocate su richiesta del Primo ministro (articolo 29 della Constituzione).

Le proposte di riforma hanno portato a far votare, dal Congresso riunito a Versailles il 31 luglio 1995, il seguente testo: " Il Parlamento si riunisce di pieno diritto in una sessione ordinaria che prende inizio il primo giorno lavorativo d’ottobre e che si conclude l’ultimo giorno lavorativo di giugno" (primo comma dell’articolo 28 della Constituzione modificato dalla legge costituzionale n° 95-88 del 4 agosto 1995).

Il nuovo articolo 28, al secondo comma, fissa un numero massimo di cento venti giorni di seduta, pur prevedendo al terzo comma: " Il Primo ministro, dopo consultazione del Presidente dell’Assemblea, o la maggioranza dei membri di ogni assemblea, può decidere di avere dei giorni supplementari di seduta. "

Quale controparte della continuità della sessione, la revisione del 1995 ha rafforzato l’indipendenza delle Assemblea per quanto riguarda il ritmo dei lavori. Ne deriva che " le settimane di seduta sono definite da ogni Assemblea " (articolo 28, secondo comma), il che permette loro, de facto, di decidere le settimane d’interruzione delle sedute pubbliche, in occasione di periodi di festa o di campagne elettorali. D’altro lato, " i giorni e gli orari delle sedute sono determinati dal regolamento di ogni Assemblea " (articolo 28, quarto comma) : le disposizioni in vigore cercano di concentrare le sedute pubbliche nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì, per lasciare tempo ai parlamentari per svolgere attività nelle loro circoscrizioni.

-2. L’ordine del giorno

Ai sensi dell’articolo 20 della Costituzione, il Governo " determina e conduce la politica della Nazioneétermine et conduit la politique de la Nation ". Tale politica si traduce concretamente nell’elaborazione di norme giuridiche sotto forma di disegni di legge ; ne deriva che il Governo deve poter presentare tali progetti alle assemblee nel momento che giudica opportuno, in base al calendario adottato per il suo programma legislativo. L’articolo 48, comma primo, della Costituzione legge: " L’ordine del giorno delle Assemblee comprende per priorità e nell’ordine fissato dal Governo la discussione dei progetti di legge presentati dal Governo e delle proposte da esso accettate ".

L’ordine del giorno prioritario è comunicato alla Conferenza dei Presidenti, che normalmente si riunisce una volta alla settimana, il martedì mattina. Successivamente alla Conferenza, l’ordine del giorno è comunicato all’Assemblea nel corso della prima seduta pubblica successiva. È valido " per la settimana in corso e le due settimane successive " (articolo 48, quarto comma, del Regolamento). Tramite lettera semplice o comunicazione orale in seduta, il Governo può modificare l’ordine del giorno prioritario iniziale. Tra le sue prerogative c’è anche quella di pilotare la procedura parlamentare: procedura della navette, dichiarazione d’urgenza, che permette l’eventuale riunione di una commissione mista paritetica dopo un’unica lettura in ogni assemblea, ritiro di un testo dall’ordine del giorno o decisione di sospendere il dibattito …

Inoltre è ammesso che le commissioni non possano impedire, ritardando la presentazione delle conclusioni, l’esame di un testo prioritario. La non pubblicazione della relazione della commissione su un testo non ne impedisce il dibattito. Questo risulta dalle decisioni della Corte Costituzionale (n° 84-81 dei 10 e 11 ottobre 1984) che indicano che la discussione in seduta pubblica può cominciare, con o senza relazione, allorquando il progetto è stato esaminato in commissione e che si è potuto esercitare il diritto di emendamento..

La priorità del Governo è tuttavia talvolta limitata o inquadrata:

Ai termini dell’articolo 46, secondo comma, della Costituzione, un lasso di tempo di quindici giorni deve intercorrere tra la trasmissione di un testo di carattere organico e la discussione da parte della prima assemblea investita.

La discussione delle mozioni di sfiducia (articolo 49,  secondo e terzo comma, della Costituzione) deve avere luogo, al più tardi il terzo giorno di seduta successivo all’espirazione del termine costituzionale di quarant’otto ore consecutivo alla presentazione. Tale data è fissata dalla Conferenza dei Presidenti. " La chiusura della sessione ordinaria o delle sessioni straordinarie è ritardata di diritto per permettere, se del caso, l’applicazione dell’articolo 49 ". A tale fine sedute supplementari sono concesse di diritto.

In applicazione dell’articolo 48, secondo comma, della Costituzione, talune sedute sono consacrate alle risposte dei membri del Governo alle interrogazioni dei deputati. (vedi Terza Parte).

La legge costituzionale del 4 agosto 1995 aggiunge un terzo comma all’articolo 48 della Costituzione ai sensi del quale " Una seduta al mese è riservata prioritariamente all’ordine del giorno fissato da ogni Assemblea ". La maggior parte di tali sedute -soprannominate " nicchie parlamentari "- sono consacrate all’esame di proposte di legge. Tale apertura all’iniziativa parlamentare si aggiunge alle possibilità offerte dall’ordine del giorno complementare, ordine del giorno che l’Assemblea può prevedere in complemento all’ordine del giorno prioritario, su proposta della Conferenza dei Presidenti. In realtà, tale possibilità viene raramente utilizzata e molte proposte di legge, discusse durante la V Repubblica, erano semplicemente iscritte all’ordine del giorno prioritario. La nuova possibilità offerta dall’articolo 48, terzo comma, della Costituzione ha permesso al Parlamento, su propria iniziativa, d’adottare un maggior numero di proposte di legge e su questioni importanti, (PACS, responsabilità penale di coloro che decidono a livello pubblico, cure palliative…), nonché d’esaminare proposte iscritte dai gruppi dell’opposizione.

L’ordine del giorno, è più frequentemente negoziato che imposto. Il Governo, grazie a contatti preliminari, è al corrente del numero di progetti che le commissioni sono in grado di accettare, vista la loro  mole di lavoro. Le Assemblee, quando ritengono che la loro mole di lavoro non è ragionevole, lo indicano chiaramente. Peraltro si nota che, ogni anno, il numero di testi votati dal Parlamento –la cui portata è ovviamente variabile – è praticamente costante: si aggira intorno al centinaio..

D’altro canto, dall’ottobre 1995, il Governo, all’apertura di ogni sessione ed all’inizio di marzo, informa la Conferenza dei Presidenti, delle questioni per le quali prevede di richiedere l’iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea indicando il periodo previsto per la discussione.

-3. La pubblicità dei dibattiti

Una delle maggiori crisi politiche francesi cominciò allorquando, il mattino del 16 maggio 1877, il Presidente della Repubblica Mac-Mahon fece consegnare a Jules Simon, Il Capo del Governo, una lettera che cominciava con la seguente frase: "Signor Presidente del Consiglio, ho appena letto Nella Gazzetta Ufficiale il resoconto della seduta di ieri ". Seguivano una serie di rimproveri che provocarono le dimissioni di Jules Simon, puoi la dissoluzione della camera dei Deputati e, pochi mesi dopo, elezioni che, grazie alla vittoria dei repubblicani, permisero il vero inizio della III Repubblica. La regola della pubblicità dei dibattiti ne era stata la vera causa.

L’articolo 33, primo comma, della Costituzione legge : " Le sedute delle due assemblee sono pubbliche ". La pubblicità dei dibattiti, è in primo luogo garantita dalla presenza fisica del pubblico, che può avere accesso alle gallerie e tribune che dominano l’emiciclo (circa 500 posti) grazie ad un " billet de séance " dato da un deputato. Sotto pena d’esclusione, le persone che assistono ai dibattiti non devono mostrare né approvazione,disapprovazione (ricordo dell’epoca rivoluzionaria).

Dal 1958, le assemblee non si sono mai riunite in " comitato segreto " che il Regolamento prevede possa riunirsi su richiesta del Primo Ministro o di un decimo dei deputati (articolo 33, secondo comma).

La Costituzione prevede che " il resoconto integrale dei dibattiti è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale  ". In realtà esistono due resoconti:

Il resoconto detto " sintetico ", redatto dai segretari dei dibattiti, presenta una relazione fedele e completa ma condensata dei dibattiti. Viene distribuito poche ore dopo la seduta ed è diffuso sul sito Internet dell’Assemblea (http://www.assemblee-nationale.fr).

Il resoconto integrale, è realizzato dai redattori di dibattito ; la bozza viene consegnata agli oratori circa un’ora e mezza dopo l’intervento. È pubblicato sul sito Internet dell'Assemblea nazionale trentasei ore dopo la seduta poi sulla Gazzetta Ufficiale (edizione Dibattiti parlamentari) in un lasso di tempo che va da tre a cinque giorni. È il processo verbale ufficiale di seduta, l’unico che fa fede.

Aldilà della Costituzione, le tecnologie moderne di diffusione, segnatamente la televisione poi Internet, hanno considerevolmente ampliato il campo di pubblicità dei dibattiti (vedi supra p. 45).

§ 2 – PRIMA DELLA SEDUTA PUBBLICA

-1. L’intervento delle commissioni"

L’iter che conduce al dibattito in seduta pubblica è il medesimo, che si tratti di un disegno o di una proposta di legge: il testo deve essere depositato prima di essere rinviato all’esame di commissione.

In un ‘assemblea politica o amministrativa, la commissione è una formazione ristretta, incaricata di preparare il lavoro della riunione plenaria. Sotto la V Repubblica, la famiglia delle commissioni comporta, così come prima del 1958, delle commissioni legislative -speciali o permanenti- e delle commissioni d’indagine. Inoltre vi è un nuovo rappresentante : la commissione mista paritetica, che cerca di conciliare i punti di vista delle due assemblee su dei progetti o proposte di legge in corso di esame.

La Costituzione del 1958 ha definito, con rigore, il regime delle commissioni legislative.

Il rinvio di un disegno o di una proposta di legge ad una commissione legislativa permanente è prevista dalla Costituzione solo a titolo eccezionale, in quanto la norma è la costituzione d’una commissione specialmente designata a tale scopo (articolo 43, primo comma della Costituzione) su richiesta del Governo o dell’assemblea investita.

Il numero di commissioni legislative permanenti è limitato a sei per ogni assemblea. Il modesto numero di commissioni permanenti, nelle quali sono ripartiti i 577 deputati, spiega l’elevato numero di partecipanti in ogni commissione. Due di queste (Questioni culturali, familiali e sociali, Questioni economiche, ambiente e territorio) riuniscono all’incirca 140 membri (" due ottavi " del numero totale dei deputati), le altre quattro (Affari esteri, Difesa nazionale e forze armate, Finanze, economia generale e piano, Leggi constituzionali, legislazione ed amministrazione generale della Repubblica) riuniscono circa 70 membri ciascuna (ossia " un ottavo "). Le nomine dei deputati nelle commissioni hanno luogo tenendo conto della rappresentanza proporzionale dei gruppi; in tal modo ogni commissione è un riflesso della composizione politica dell’Assemblea.

"La discussione dei disegni di legge verte, davanti alla prima assemblea che ne è investita, sul testo presentato dal Governo" (articolo 42, primo comma, della Costituzione). È un elemento di rottura rispetto alla situazione precedente in cui gli emendamenti votati dalla commissione s’integravano, nel testo presentato all’Assemblea in seduta plenaria, modificandolo. Gli emendamenti adottati dalla commissione, consegnati nella " tabella comparativa " della sua relazione, devono nuovamente essere depositati e dibattuti in seduta pubblica.

Le tre innovazioni sopra descritte hanno avuto destini diversi:

Le commissioni speciali non hanno soppiantato le commissioni permanenti. Soltanto un centesimo dei testi sono stati deferiti a tali commissioni (tra cui alcuni progetti molto importanti: le ordinanze economiche e sociali nel 1967, le nazionalizzazioni nel 1981-1982, il disegno relativo all’assetto del territorio nel 1994…). Da tempo, l’esame di un testo da parte di una commissione permanente è diventato una soluzione sistematica, e la creazione di commissioni speciali è piuttosto l’eccezione. Peraltro nel 1980 si è soppressa l’automaticità della creazione d’una commissione speciale in caso di investitura per parere di due commissioni permanenti.

Il limite di sei commissioni permanenti è stato mantenuto, pur essendo stato oggetto di critiche. In qual certa misura, il divieto costituzionale è stato compensato dalla creazione di organismi quali Uffici e Delegazioni, anche se, stricto sensu, tali organismi d’indagine e d’informazione non hanno competenze legislative …

Si è egualmente proposto di riformare la disposizione costituzionale che impone la discussione del testo del Governo in seduta pubblica. Nemmeno su questo punto le critiche hanno modificato la situazione. Per le proposte di legge, più rare, viene presentato all’Assemblea in seduta pubblica il testo elaborato dalla commissione competente –ossia il testo chiamato " conclusioni "-. Il Governo dispone del diritto d’emendamento.

-2. Il ruolo dell’emendamento

L’emendamento è una proposta scritta volta a modificare un testo presentato ad un’assemblea per deliberazione. È una delle tre possibilità offerte al legislatore: accettare senza modifica alcuna, rigettare, emendare.

Tuttavia alcuni testi presentati alle assemblee non possono essere emendati: quando i deputati devono pronunciarsi su progetti che autorizzano la ratifica o l’approvazione d’una convenzione internazionale, accettano, rigettano o aggiornano, ma non possono modificare (articolo 128 del Regolamento). Il Parlamento vota un elevato numero di tali progetti di legge: non è raro che questi rappresentino quasi la metà delle centinaia di leggi votate ogni anno dal Parlamento.

La varietà degli emendamenti :

Pur avendo il medesimo obiettivo, ossia modificare il testo al quale vengono applicati, gli emendamenti possono essere di tipo diverso: emendamento soppressivo ; emendamento sostitutivo : sostituire il testo di tale articolo, o di tale comma, o di tale frase o parte di frase con… il seguente testo ; emendamento aggiuntivo : sia per inserimento che per aggiunzione; quando si aggiunge un nuovo articolo al testo in corso di discussione, l’emendamento costituisce un " articolo aggiuntivo "; emendamento di traslazione : si propone di cambiare di posto un titolo, articolo,frase o parte di frase; emendamento contrattivo (ridurre il testo per alleggerirlo) estensivo (testo più lungo).

L’aumento del numero di emendamenti :

All’Assemblea nazionale si è passati da un massimo di 2.500 emendamenti l’anno fino al 1970 a 4.000 nel decennio sucessivo, a 5.000 in media dal 1980 al 1990. Nel periodo più recente, l’Assemblea, ogni anno, registra più di 10.000 emendamenti. Tali cifre sono elevatissime, anche se gli emendamenti adottati sono di portata assai diversa.

Tale aumento trova origine nella facilità dell’uso dell’emendamento, e ciò malgrado le regole d’inammissibilità di cui è oggetto. Inoltre, si è potuto constatare che l’emendamento, in passato " corollario dell’iniziativa legislativa ", ne è divenuto il sostituto. Nell’elaborazione delle leggi, il diritto d’iniziativa parlamentare oramai si esercita essenzialmente presentando degli emendamenti.

 

PUNTI DI RIFERIMENTO

Un centinaio di leggi, in media, questa è la produzione legislativa annua del Parlamento, dall’inizio della V Repubblica. Tra queste leggi, un numero non trascurabile autorizzano l’approvazione o la ratifica di convenzioni internazionali e sono composte da un unico articolo. Tuttavia esistono leggi che comportano più di un centinaio di articoli. Come ad esempio la finanziaria votata ogni anno.

La proporzione delle leggi originate da un disegno di legge su iniziativa del Governo rispetto alle proposte di legge dovute all’iniziativa parlamentare è variabile. Nel corso degli ultimi anni si registra una tendenza all’aumento di quest’ultime, che rappresentano all’incirca la metà dei testi definitivamente adottati, fatti salvi quei testi che autorizzano la ratifica di trattati o convenzioni.

L’Assemblea nazionale nel corso della sessione 2003-2004 (1 ottobre 2003-30 giugno 2004) ha tenuto seduta per 113 giorni , per 112 giorni nella sessione 2002-2003. Tali cifre corrispondono a 280 sedute e 1.058 ore per la sessione 2003-2004, 274 sedute e 1.065 ore per la sessione 2002-2003.

Nel corso della sessione 2003-2004, l'Assemblea nazionale è stata adita da 13.437 emendamenti, di cui 3.668 sono stati adottati.

 

§ 3 – SVOLGIMENTO DELLA SEDUTA PUBBLICA*

La discussione d’un testo iscritto all’ordine del giorno dell’Assemblea nazionale comporta tre fasi : una prima di presentazione generale, seguita, salvo il caso, rarissimo, d’interruzione del dibattito a seguito di un voto d’una mozione di procedura, da una seconda fase di esame degli articoli e degli emendamenti, ed infine la discussione che si conclude con un voto sull’insieme del testo, voto, talvolta, rinviato ad altra data per renderlo più solenne.

-1. La presentazione generale

Comporta in principio :

L’audizione del (o dei) ministri che devono sostenere la discussione del disegno di legge, talvolta del Primo Ministro. Il Governo può comunque essere " ascoltato quando lo richiede " (articolo 31 della Costituzione).

L’intervento del relatore della commissione investita “sul merito” eventualmente seguita da quella, più breve del relatore del o delle commissioni investite " per parere ".

Allorquando la discussione verte su una proposta di legge, "il Governo" –ossia il ministro che lo rappresenta nel dibattito- interviene dopo il relatore per esporre il proprio punto di vista, o le proprie riserve o opposizione, su un testo per il quale non ha avuto l’iniziativa.

Se non vi è mozione di procedura, si procede in seguito alla discussione generale, "organizzata" dalla Conferenza dei Presidenti, che fissa una durata globale della discussione e determina, su base essenzialmente proporzionale, i tempi impartiti ai gruppi ed ai deputati non iscritti. Inseguito, ogni gruppo suddivide tra i propri membri il tempo che gli è attribuito e definisce l’ordine in cui interverranno. La durata prescelta dalla Conferenza varia a seconda dell’importanza dei testi in discussione : un ora per i testi di minore importanza; tre, quattro ore o di più per i testi più importanti.

-2. Le mozioni di procedura

`Prima della discussione generale, si procede eventualmente alla votazione delle mozioni di procedura la cui adozione provoca il rigetto del testo: eccezione d’inammissibilità o questione pregiudiziale. La conclusione della " discussione generale " può essere ritardata dalla discussione di una terza mozione di procedura, la mozione di rinvio in commissione, la cui adozione impone un esame supplementare da parte della commissione competente.

La discussione di queste tre mozioni di procedura è organizzata dal Regolamento. Per molto tempo, il tempo di parola dell’oratore che sosteneva una mozione di procedura  non era limitato, il che favoriva l’attuazione di strategie di procrastinazione. Attualmente queste ultime sono limitate alla presentazione di molteplici emendamenti, alle richieste di sospensioni di seduta e di voto palese. Tale strategia è comunemente chiamata "ostruzionismo".

Nel 1999, l’Assemblea nazionale ha modificato il proprio Regolamento per limitare il tempo di parola dell’oratore che sostiene una mozione di procedura (un’ora e trenta minuti in prima lettura, trenta minuti in seconda lettura e quindici minuti per le letture ulteriori) ; la Conferenza dei Presidenti ha peraltro la possibilità di eliminare tale limite di tempo.

-3. La discussione degli articoli

Ogni testo, sia esso un disegno o una proposta di legge, comprende una "motivazione", che presenta il " dispositivo ", sotto forma di articoli, che costituiscono la parte normativa.

Ogni deputato può intervenire previamente all’esame d’un articolo. Il Regolamento (articolo 95, secondo comma) limita a cinque minuti il tempo di parola. Il Presidente ha facoltà d’invitare l’oratore a concludere o di chiudere la discussione quando due oratori di parere contrario si siano espressi.

Allorquando i deputati che auspicavano intervenire su un articolo si sono espressi, e dopo l’eventuale intervento del Governo, e, se lo auspica,della commissione investita sul merito, si procede alla discussione degli emendamenti, se ve ne sono, fase essenziale della discussionr legislativa. Il documento denominato " giallo " o " dérouleur de séance " (scaletta di seduta) pubblicato sul sito Internet ne è il supporto principale, con la " tabella comparativa " pubblicata quale conclusione della relazione della commissione. Gli emendamenti, che saranno discussi in seduta pubblica, sono messi a disposizione dei deputati sotto forma di raccolte in cui sono classificati secondo l’ordine di chiamata.

Gli emendamenti sono " chiamati " dal Presidente, che procede dal generale allo specifico, dalla soppressione alla semplice modifica, comma per comma. Si comincia dall’emendamento che si allontana maggiormente dal testo. Per evitare che degli emendamenti " decadano " prima d’essere discussi, l’articolo 100, sesto comma, del Regolamento autorizza il Presidente a presentare in una discussione comune degli emendamenti che si escludono reciprocamente. Gli emendamenti sono in seguito votati secondo l’ordine regolamentare, ma pe lo meno ,in tal modo, tutti avranno avuto la possibilità di passare.

Tale procedura, che qui ci limitiamo a riassumere, è sottesa da uno schema ideale della discussione parlamentare nel quale la confrontazione degli argomenti è concepita in modo da illuminare e preparare la decisione dei deliberanti. La complessità è ulteriormente aumentata da vari altri fattori, quali la presentazione di subemendamenti, l’uso della " riserva ", che modifica l’ordine della discussione degli articoli : per evitare delle decisioni premature, l’Assemblea può " riservare " il voto su una disposizione fino a quando non viene esaminato l’articolo in cui tale disposizione è sviluppata a titolo principale. Si può anche decidere di fare la riserva per gli emendamenti.

-4. Le votazioni

L’Assemblea vota su ogni emendamento o subemendamento, poi su ogni articolo. Le sue decisioni permettono a poco a poco di costruire il testo, sul quale poi si procederà ad una votazione finale, la votazione sull’insieme.

Il voto può essere espresso in vari modi:

- per alzata di mano, vota " normalmente " " in tutte le materie, salvo che per le nomine di persone " (articolo 64, primo comma, del Regolamento),

- in caso di dubbio per " alzata e seduta ",

- per scrutinio palese (grazie a delle urne elettroniche, che si trovano di fronte al posto di tutti i deputati), con pubblicazione della ripartizione dei votanti sulla Gazzetta Ufficiale. Se il Governo impegna la propria responsabilità (articolo 49 della Costituzione), la votazione ha luogo alla tribuna.

L’articolo 27 della Costituzione dispone che " Il diritto di voto dei membri del Parlamento è personale" e che " nessuno può ricevere delega per più di un mandato.  ". Tali obblighi sono specificati nell’ordinanza del 7 novembre 1958. L’obbligo del voto personale è rimasto a lungo lettera morta. In una decisione (n° 86-225 del 23 gennaio 1987), il Consiglio costituzionale aveva dato l’avallo alla pratica seguita a partire dal 1958 che grazie al sistema di voto elettronico permetteva il voto degli assenti. Nel 1993, l’Ufficio dell’Assemblea nazionale ha deciso che, d’ora innanzi potranno votare solo i presenti, vista la possibilità di un’unica delega.

Il quorum

In seduta plenaria, non è necessario il quorum, ossia la presenza della maggioranza assoluta dei deputati, per deliberare né per decidere sull’ordine del giorno (articolo 61, primo comma, del Regolamento). Tuttavia, su richiesta personale del Presidente di un gruppo, il Presidente può verificare, all’occasione di un voto, l’esistenza del quorum nell’emiciclo del Palais-Bourbon. Quando non vi è il quorum, il che succede sempre altrimenti tale richiesta non sarebbe stata presentata, la seduta è sospesa, dopo l’annuncio del rinvio di scrutinio, che non può riprendere se non dopo un’ora. Si può anche procedere al rinvio alla seduta successiva," la votazione è allora valida, qualunque sia il numero dei presenti. ". (Articolo 61, comma 3).

La seconda deliberazione

Prima di esprimere un voto sull’insieme del testo, l’Assemblea può esser condotta, su richiesta del Governo o della commissione, a ritornare su delle votazioni fatte nel corso dell’esame degli articoli. Tale procedura, che verte su un numero limitato di articoli, non è rara. Il Regolamento prevede che " Il rigetto da parte dell’Assemblea degli emendamenti presentati in seconda deliberazione vale come conferma della decisione presa dall’Assemblea in prima deliberazione" (articolo 101, quarto comma).

Votazione sull’insieme

È preceduta dalle dichiarazioni di voto, per le quali, un oratore di ogni gruppo può intervenire per una durata di cinque minuti. La commissione ed il Governo possono egualmente intervenire.

Allorquando la votazione sull’insieme del testo è oggetto di uno scrutinio palese, la Conferenza dei Presidenti può decidere –di solito su richiesta di un Presidente di gruppo – che la votazione non avrà luogo immediatamente dopo la fine del dibattito, ma che sarà fissata ad un’altra data affinchè il maggior numero di deputati possa prendervi parte (articolo 65-1 del Regolamento). Si parla, in questo caso, di " voto rinviato " o di " voto solenne "

L’ITER DELLA LEGGE

Per capire meglio come sono votate le leggi, seguiamo l’iter di un testo divenuto la legge n° 2000-295 del 5 aprile 2000 " relativa alla limitazione del cumulo dei mandati elettorali e delle funzioni elettive ed alle loro condizioni di esercizio ".

Il testo - che è stato esaminato dal Parlamento contemporaneamente alla legge organica sul medesimo tema- trova origine in un disegno di legge, ossia di un testo su iniziativa del Governo, che dopo l’esame da parte del Consiglio di Stato, è stato messo in deliberazione l’8 aprile 1998 dal Consiglio de Ministri, e depositato, lo stesso giorno, " all’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea nazionale " secondo l’espressione consacrata.

Tale disegno, composto da 15 articoli, è stato rinviato per esame sul merito alla Commissione delle leggi costituzionali e dell’amministrazione generale della Repubblica che, dopo l’audizione di varie personalità, ha concluso i propri lavori il 19 maggio adottando una relazione che proponeva di adottare 21 emendamenti. L’Assemblea nazionale ha esaminato il testo in seduta pubblica –contemporaneamente alla legge organica- i giorni 26, 27 e 28 maggio, durante 4 sedute nel corso delle quali l’Assemblea è stata investita di 149 emendamenti o subemendamenti : ne ha adottati 47, di cui 21 provenienti dalla Commissione. Al termine di tale prima lettura all’Assemblea, soltanto 2 articoli del disegno erano stati votati senza alcuna modifica; 1 articolo era stato soppresso e 16 aggiunti.

Il disegno di legge così, modificato dall’Assemblea, è stato trasmesso dal Primo Ministro al Senato ed è stato oggetto di esame da parte della Commissione delle leggi costituzionali, della legislazione, del suffragio, del Regolamento e d’amministrazione generale il 21 ottobre 1998, alla fine dell’esame, la Commissione ha adottato emendamenti aventi impatto su 26 dei 31 articoli del testo votato dall’Assemblea. Presentato al Senato, in seduta plenaria, i giorni 27, 28 e 29 ottobre 1998 in prima lettura, il testo è stato oggetto di 37 emendamenti, di cui 33 sono stati adottati, tutti quelli proposti dalla Commissione : 4 articoli sono stati votati conformi, ossia come nel testo dell’Assemblea ; 10 sono stati modificati ; 17 soppressi (1 solo è stato oggetto di una soppressione conforme).

La navette è continuata con una seconda lettura in ciascuna assemblea, il Governo non avendo richiesto la procedura d’urgenza: il 4 marzo 1999 l’Assemblea nazionale : sui 95 emendamenti, ne ha adottati 51, di cui 45 proposti dalla propria commissione, accettando la soppressione di 4 articoli ma introducendone 6 nuovi ; il 19 ottobre 1999 il Senato che è stato investito sul testo votato dall’Assemblea in seconda lettura, ha presentato 35 emendamenti, tutti adottati, di cui 32 proposti dalla propria Commissione.

Alla fine della navette, 8 articoli sono stati votati conformi da entrambe le assemblee, 1 è stato soppresso e 26 rimangono in discussione.

Il 27 ottobre, con lettera indirizzata al Presidente di ogni assemblea, il Primo Ministro decide di convocare la riunione di una commissione mista paritetica sulle disposizioni che rimangono in discussione, conformemente all’articolo 45, comma secondo, della Costituzione.

Composta da 7 deputati e 7 senatori e da altrettanti membri supplenti, la C.M.P. si è riunita al Palais-Bourbon il 9 dicembre 1999. Non essendo riuscita a svolgere il compito attribuitole, ha constatato l’impossibilità di giungere ad un testo comune sulle disposizioni in corso di discussione.

Conformemente all’articolo 45, quarto comma della Costituzione, il Governo ha chiesto alle due assemblee di procedere ad una nuova lettura del disegno di legge : l’Assemblea lo ha fatto l’8 febbraio 2000, a partire dal testo modificato dal Senato in seconda lettura, sul quale era stata investita da 79 emendamenti: ne ha adottati 33, di cui 30 della propria commissione legislativa; il Senato ha esaminato il 2 marzo 2000 il testo adottato dall’Assemblea, e lo ha respinto al momento del voto sull’insieme.

Conformemente all’articolo 45, quarto comma, con lettera del 3 marzo 2000 indirizzata al Presidente, il Primo Ministro ha chiesto all’Assemblea nazionale di  statuire in modo definitivo sul testo quale da lei adottato in nuova lettura. Tale lettura definitiva ha avuto luogo l’ 8 marzo 2000.

Il testo così adottato dall’Assemblea nazionale è stato presentato per esame alla Corte Costituzionale, adita da più di sessanta deputati e sessanta senatori. La decisione è stata resa il 30 marzo 2000, (n° 2000-426 DC) e dichiara contrari alla Costituzione due articoli nonché delle parti di sette articoli.

La legge così modificata è stata promulgata dal Presidente della Repubblica il 5 aprile 2000 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile. Comporta 34 articoli, ossia 19 in più rispetto al testo iniziale del Governo, soltanto due articoli del testo iniziale sono stati votati senza modifica.

§ 4 – LETTURE SUCCESSIVE

-1. La navette

L’adozione definitiva d’un testo impone che sia votato nei medesimi termini dalle due assemblee. In tal senso, come previsto dall’articolo 45, primo comma, della Costituzione, ogni disegno o proposta di legge è esaminato successivamente nelle due assemblee, allo scopo d’adottare un testo identico. Ogni esame da parte di un assemblea è chiamato lettura.

La procedura normale consiste quindi in un movimento di andata e ritorno del testo tra le due assemblee, ciascuna delle quali è chiamata ad esaminare, ed eventualmente modificare, il testo adottato dall’altra: la navette così creata trova conclusione allorquando un’assemblea adotta, senza modifiche, il testo precedentemente adottato dall’altra assemblea. Si parla allora di voto conforme.

La navette rimane la procedura più corrente per l’adozione delle leggi, due terzi delle quali sono votate senza dover far ricorso alla procedura di conciliazione costituita dalla commissione mista paritetica.

-2. La commission mista paritetica

Per limitare il numero di letture, la Costituzione del 1958 ha istituito, al secondo e terzo comma dell’articolo 45, una procedura di conciliazione tra le assemblee, sotto forma d’intervento di una commissione mista paritetica. Si tratta di rinviare, ad una commissione composta da un numero uguale di membri delle due assemble (sette titolari e sette supplenti per ogni assemblea), il compito di trovare un accordo sui testi esaminati dalle assemblee e, se possibile, di proporre un testo comune per le disposizioni ancora controverse. Quando il Senato e l’Assemblea nazionale non sono stati in grado di votare un testo conforme dopo due letture da parte di ciascuna, o dopo una sola se il Governo ha dichiarato l’urgenza (articolo 45, quarto comma, della Costituzione), il Primo ministro "ha la facoltà di provocare la riunione di una Commissione mista paritetica incaricata di proporre un testo sulle norme controverse (articolo 45, quarto comma) ". Le commissioni miste paritetiche si riuniscono alternativamente al Palais-Bourbon e al Palais du Luxembourg.

Per ogni articolo, ancora controverso, la commissione mista cerca di trovare una soluzione comune, che peraltro può essere il dispositivo adottato da una delle due assemblee. Quando non è possibile trovare una soluzione comune sulle disposizioni controverse, si constata il disaccordo e di conseguenza il fallimento della commissione mista.

In caso d’accordo sul testo del disegno o proposta di legge ancora in corso di dibattito, il Governo può decidere di presentarlo alle due assemblee. Se ciascuna l’approva, con eventualmente degli emendamenti – non ammissibili senza l’assenso del Governo -, il testo è definitivamente adottato. Se la commissione mista non è riuscita a pervenire ad una conclusione, o se il testo comune non è stato adottato, si conclude la « parentesi » della commissione mista e si riprende la navette, con una lettura in ogni assemblea. A seguito di questa nuova lettura, il Governo può richiedere all’Assemblea di decidere definitivamente : è il diritto dell’Assemblea comunemente chiamato " l’ultima parola ".

La Costituzione definisce molto precisamente le modalità di tale ultima votazione

La procedura di commissione mista paritetica non si applica a certi testi di legge :

Le leggi di carattere organico relative al Senato " debbono essere votate nell’identico testo dalle due assemblee " (articolo 46, comma quarto, della Costituzione).

Le leggi costituzionali, dopo essere state votate nell’identico testo dalle due assemblee, sono sottoposte a referendum.

Tuttavia, se il Presidente della Repubblica lo decide, il progetto di revisione può non essere approvato con referendum, bensí essere sottoposto al Parlamento convocato in Congresso, che deve votare a maggioranza dei tre quinti dei voti validi.

-3. Per rendere la legge definitiva

L’approvazione del testo da parte di entrambe le assemblee, o l’intervento dell’Assemblea nazionale in lettura definitiva, non segnano la fine dell’iter legislativo: rimangono ancora alcune tappe, obbligatorie o facoltative affinché la leggi diventi definitiva.

 

PER RENDERE LA LEGGE DEFINITIVA

L’adozione di un disegno o di una proposta di legge nell’identico testo dalle due assemblee o, in caso di disaccordo, dalla sola Assemblea nazionale in lettura definitiva, in linea di principio, conclude la fase parlamentare dell’iter legislativo e normalmente si procede alla promulgazione di una legge, che sarà in seguito oggetto di pubblicazione. Tale promulgazione può, tuttavia, esser ritardata o impedita in due casi: ossia quando dà luogo ad un controllo di costituzionalità o in caso di una nuova deliberazione.

1.      Controllo di costituzionalità

 

Il Consiglio Costituzionale - istituzione composta da nove membri, rinnovata per un terzo ogni tre anni, di cui tre membri sono nominati dal Presidente della Repubblica, tre dal Presidente del Senato e tre dal Presidente dell’Assemble nazionale – deve deliberare sulla conformità alla Costituzione, delle leggi votate dal Parlamento (articoli 61 e 62 della Costituzione).

Tale controllo è fatto d’ufficio per le leggi dette organiche, espressamente indicate come tali nella Costituzione, e che hanno l’obiettivo di applicare disposizioni costituzionali. Per le altre leggi, dette ordinarie, tale controllo è effettuato solo su richiesta da parte di talune autorità: il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, il Presidente del Senato, il Presidente dell’Assemblea nazionale ed inseguito alla revisione della Costituzione realizzata nel 1974, sessanta deputati o sessanta senatori. Il deferimento deve avere luogo prima del termine della promulgazione e ne sospende il termine. Il Consiglio Costituzionale, quando è adito, dispone d’un mese per presentare la propria decisione o di otto giorni in caso di richiesta del Governo. Le sue decisioni sono obbligatorie e non è ammessa alcuna impugnazione.

 

Quando il Consiglio Costituzionale ha dichiarato la legge conforme alla Costituzione, può allora essere promulgata. A contrario, se la totalità di una legge è dichiarata incostituzionale non può essere promulgata. La procedura legislativa che ha portato all’adozione di tale legge è quindi annullata e non c’è nessun’altra soluzione se non riprendere il tutto dall’inizio, salvo se il motivo di non conformità è un ostacolo grave che presuppone previamente la modifica della Costituzione stessa. Il Consiglio Costituzionale può anche decidere che una legge è solo in parte conforme alla Costituzione. In tale ipotesi, la legge può essere promulgata eccetto gli articoli o parte d’articoli contrari alla Costituzione.

2. La nuova deliberazione

Entro il termine di promulgazione, il Presidente della Repubblica può chiedere una nuova deliberazione della legge, soprattutto per porre rimedio ad una dichiarazione d’incostituzionalità (articolo 10, secondo comma, della Costituzione).

Tale procedura, utilizzata soltanto due volte dal 1958 ad oggi, è aperta da un decreto del Presidente della Repubblica controfirmato dal Primo Ministro. Il termine di promulgazione è sospeso. Allora si apre una fase complementare della procedura legislativa, in quanto viene richiesto al Parlamento di riprendere tutto o in parte, l’esame del testo che ha appena adottato: questa fase complementare segue, con qualche eccezione, le regole dell’iter legislativo ordinario, precedentemente descritto (presentazione del testo, navette e, se del caso, procedura di conciliazione ed infine adozione definitiva).

3. La promulgazione

Quando la legge è pronta ad essere promulgata, il Segretario Generale del Governo è incaricato di presentare il testo alla firma del Presidente della Repubblica che ha competenza di promulgare le leggi (ossia darne forma esecutoria). Il Presidente de la Repubblica dispone di un termine di quindici giorni per firmare il decreto di promulgazione (articolo 10, primo comma della Costituzione).

4. La pubblicazione

Dopo promulgazione, la legge è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (edizione Leggi e Decreti). L’applicazione è subordinata alla pubblicazione.

La legge reca la data in cui è stata promulgata, preceduta da due serie di cifre: le cifre dell’anno di promulgazione; il numero d’ordine nella serie di leggi e decreti regolamentari pubblicati nell’anno in questione. (Esempio : la legge n° 2000-1354 del 30 dicembre 2000 volta a facilitare l’indennizzo dei condannati riconosciuti innocenti e recante varie disposizioni di coordinamento in materia di procedura penale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2000).

 

§ 5 - LA PROCEDURA D’ESAME SEMPLIFICATA

Istituita nel 1991, in seguito modificata nel 1998, tale procedura, definita dagli articoli 103 a 107 del Regolamento, ha quale obiettivo snellire i lavori dell’Assemblea in seduta plenaria, abbreviando talune fasi di dibattito e valorizzando le discussioni preparatorie in sede di commissione.

L’esame del testo comincia con un intervento, che non può superare i dieci minuti, del relatore per il merito, seguito da un intervento non superiore ai cinque minuti del relatore per parere. Nella discussione generale, può intervenire soltanto un oratore per gruppo, ciascuno ha cinque minuti. I testi per i quali è stata scelta tale procedura semplificata, non possono essere oggetto di mozioni di procedura.

Se vengono presentati degli emendamenti, il Presidente si limita a chiamare gli articoli ai quali gli emendamenti si riferiscono; il Presidente pone ai voti solo gli emendamenti, gli articoli ai quali si riferiscono e l’insieme del progetto o della proposta di legge. Il diritto di parola è limitato : non è possibile intervenire sugli articoli chiamati, e per quanto riguarda gli emendamenti non vi è possibilità di rispondere al Governo ed alla commissione.

Quando il testo non è stato oggetto di alcun emendamento, il Presidente fa votare l’insieme del testo dopo la discussione generale.

L’attuazione di questo procedimento implica un qual certo consenso: Il procedimento di esame semplificato viene avviato soltanto su richiesta del Presidente dell’Assemblea, del Governo, del presidente della commissione competente per il merito o del presidente di un gruppo unicamente se non si è manifestata alcuna opposizione in sede di Conferenza dei Presidenti.

 

II – Modalità d’intervento del Governo nel procedimento legislativo

Il Governo può intervenire in ogni fase del procedimento legislativo, grazie alle modalità definite dalla Costituzione o dal Regolamento. Talune delle quali sono state sopra menzionate (*).

Il governo avvia e " nutre " i dibattiti presentando dei disegni di legge, grazie al proprio diritto d’iniziativa (articolo 39, primo comma, della Costituzione) ed utilizzazndo il diritto di emendamento  (articolo 44, primo comma). Per i testi provenienti dalle commissioni miste paritetiche, sono messi in discussione soltanto gli emendamenti da Lui accettati (articolo 45, terzo comma, della Costituzione). E generalmente –anche se tale disposizione è utilizzata raramente - il Governo può opporsi all’esame di qualsiasi emendamento che non sia stato anteriormente sottoposto all’esame della Commissione (articolo 44, secondo comma, della Costituzione).

Ha la possibilità di determinare il calendario d’adozione dei progetti, poiché ha priorità  nel fissare l’ordine del giorno (articolo 48, primo comma, della Costituzione).

Può accellerare i dibattiti (dichiarazione d’urgenza - articolo 45, secondo comma, della Costituzione) o invece lasciar seguirne il corso (non convocazione d’una commissione mista paritetica).

Può concluderli, o convocando una commissione mista paritetica e rivolgendo una richiesta all’Assemblea nazionale, ed in caso di insuccesso di quest’ultima può " decidere definitivamente " (articolo 45, quarto comma, della Costituzione), o impegnando la propria responsabilità su un testo (articolo 49, terzo comma). Nell’ultimo caso, " il dibattito viene immediatamente sospeso per ventiquattr’ore. " (articolo 155-1 del Regolamento) nell’attesa di una eventuale presentazione d’una mozione di sfiducia (vedi dopo).

Può sospenderli o farli cessare definitivamente (ritiro del disegno di legge prima dell’adozione definitiva -articolo 84, primo comma, del Regolamento- o ritiro dell’ordine del giorno).

Il Governo, con autorizzazione del Parlamento, può altresí, " emanare con ordinanze, entro un termine limitato, dei provvedimenti che rientrerebbero normalmente nella competenza della legge " (articolo 38, primo comma della Costituzione). In tale ipotesi, l’intervento nel procedimento legislativo fa sí che il Governo si sostituisca al Parlamento. Tale procedura è regolarmente utilizzata per testi d’importanza assai diversa.

Le procedure che seguono rivestono particolare importanza.

§ 1. LE INAMMISSIBILITÀ

Possono essere d’ordine legislativo (articolo 41 della Costituzione) o finanziario (articolo 40 della Costituzione).

Il Governo può opporre l’inammissibilità dell’articolo 41 alle proposte di legge o agli emendamenti che non rientrano nel campo della legge, o che sono contrari ad una delega dell’articolo 38. In caso di disaccordo tra Governo e Presidente dell’Assemblea, il Consiglio Costituzionale " decide nel termine di otto giorni ".

Tale procedura è poco utilizzata, in quanto il Governo ha sempre la possibilità, dopo l’adozione della legge di far constatare dal Consiglio Costituzionale che talune delle disposizioni sono di natura regolamentare e di conseguenza, se lo auspica, può procedere alla loro modifica tramite decreto.

L’inammissibilità dell’articolo 40

"- Le proposte e gli emendamenti formulati dai membri del Parlamento non sono ammissibili quando la loro adozione abbia per conseguenza sia una diminuzione delle entrate sia la creazione o l'aggravamento di un onere pubblico.". Esiste una differenza nella procedura applicabile alla valutazione dell’ammissibilità finanziaria di proposte di legge o emendamenti. Quest’ultimi, se esiste al momento della loro presentazione un dubbio sulla loro ammissibilità, vengono presentati al Presidente della commissione Finanze, che esercita un controllo severo. Invece, l’inammissibilità delle proposte di legge, può essere pronunciata " dalla Delegazione competente dell’Ufficio di Presidenza solo se " è evidente ". Ma, se nel corso del procedimento legislativo, si oppone ad una proposta (o a una relazione) l’inammissibilità dell’articolo 40, il controllo questa volta dovrà essere effettuato dall’Ufficio di Presidenza della commissione Finanze.

Non si ammette compensazione né tra spese ed entrate (una proposta volta ad aumentare le spese è inammissibile anche se il suo autore propone simultaneamente di aumentare le entrate, creando, ad esempio, una nuova imposta o aumentando un contributo sociale), né tra le spese (un deputato non può proporre l’aumento di un spesa riducendone un’altra). La riduzione di un’entrata può essere compensata dalla creazione di una nuova, soltanto se si rispettano tre condizioni: occorre che la nuova entrata sia reale, che vada a vantaggio della medesima collettività e che la compensazione sia immediata.

La proposta di legge o l’emendamento giudicati inammissibili non saranno distribuiti.

 

§ 2. LA VOTAZIONE BLOCCATA

L’articolo 44, terzo comma, della Costituzione, permette al Governo di richiedere all’Assemblea investita di pronunciarsi " mediante un solo voto su tutto o parte del testo in discussione con gli emendamenti proposti o accettati dal Governo ".

Il Governo delinea il testo per il quale chiede una votazione unica, solitamente chiamata votazione bloccata. In tal senso, l’articolo 44, terzo comma, può essere assimilato all’articolo 49, terzo comma, che parimenti si basa su una serie di disposizioni imposte dal Governo e di emendamenti da lui eventualmente accettati. L’obiettivo è obbligare i deputati ad una scelta binaria, senza soluzioni intermedie : rifiuto o accettazione di un testo nella versione auspicata dal Governo. Ma la votazione bloccata è limitata a quegli emendamenti già discussi nelle condizioni previste dal Regolamento.

§ 3. IL GOVERNO IMPEGNA LA PROPRIA RESPONSABILITÀ SULLA VOTAZIONE DI UN TESTO

L’articolo 49, terzo comma, della Costituzione permette al Primo ministro, su deliberazione del Consiglio dei ministri, di impegnare la responsabilità del Governo dinanzi all'Assemblea Nazionale sulla votazione di un testo. In tal caso il testo è considerato adottato, salvo che una mozione di sfiducia, presentata nel termine di 24 ore, sia votata a maggioranza dei membri facenti parte dell’Assemblea. La responsabilità può essere impegnata anche solo su una parte del testo e tale impegno può essere presentato in qualunque momento del dibattito, ivi compreso in apertura. Tale procedimento ha quale effetto l’immediata sospensione dell’esame del testo.

Entro il termine di venti quattro ore dal impegno delle responsabilità del Governo i deputati possono consegnare al Presidente de l’Assemblea una mozione di sfiducia. Conformemente all’articolo 49, secondo comma, della Costituzione, tale mozione è ammissibile solo se è firmata da almeno un decimo dei membri dell’Assemblea nazionale (ossia, attualmente, 58 deputati, il numero di seggi effettivamente assegnati essendo di 577).

Vi sono due ipotesi possibili:

- se entro la fine del predetto termine, non è stata presentata nessuna mozione di sfiducia, l’Assemblea prende atto dell’adozione del testo nel contenuto definito dal Governo.

- se è stata presentata una mozione di sfiducia, questa verrà discussa secondo le condizioni previste dalla Costituzione e dal Regolamento (vedi Parte terza).

L’adozione della mozione di sfiducia comporterebbe per il Primo ministro l’obbligo di presentare le dimissioni del Governo, e sussidiariamente, il rigetto del testo, ma dal 1958 ad oggi, ai sensi dell’articolo 49, terzo comma, della Costituzione, il caso non si è mai presentato. Il rigetto della mozione di sfiducia ha le stesse conseguenze della non presentazione: il testo è " considerato come adottato " dall’Assemblea nazionale.

 

III – LEGGI DI CARATTERE SPECIFICO

 Oltre alle leggi di carattere organico e a quelle dette di (autorizzazione), già succitate, la Costituzione tratta in modo specifico alcune altre leggi: due leggi che vengono votate ogni anno dal Parlamento : ossia la Finanziaria (articolo 47 della Costituzione) e la legge per il finanziamento della Previdenza Sociale (articolo 47-1) ; ed altre leggi, che, come si è detto, occupano una parte non trascurabile del lavoro del Parlamento ossia le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati o convenzioni internazionali (articolo 53, primo comma) ; ed infine, le leggi Costituzionali, attraverso le quali, il Parlamento esercita il proprio potere costituente (articolo 89)..

§ 1. LA LEGGE FINANZIARIA

La finanziaria, solitamente chiamata in francese" budget ", autorizza la percezione delle imposte ed delle altre risorse dello Stato e definisce le spese generate dalle sue attività. L’anno finanziario comincia il 1 gennaio, per cui la finanziaria deve essere promulgata al più tardi il 31 dicembre dell’anno precedente. Di conseguenza il procedimento d’adozione deve seguire un iter vincolante in cui il ruolo maggiore del Governo ed il rispetto imperativo dei tempi predominano.

Dal 2005, un’ordinanza del 1 agosto 2001, recante legge organica, sostituisce l’ordinanza del 2 gennaio 1959. Regolamenta il contenuto, la procedura d’elaborazione, le modalità di presentazione, di discussione e d’esecuzione delle finanziarie. Tali disposizioni si applicano egualmente alle leggi finanziarie di rettifica, aventi per oggetto una modifica della finanziaria annuale ,note in francese con il nome di " collectif" (in italiano « manovra »). Le caratteristiche precipue della finanziaria sono le seguenti:

In materia di leggi finanziarie, il Governo ha un " monopolio " definito dall’articolo 37 dell’ordinanza recante legge organica del 2 gennaio 1959. " Sotto l’autorità del Primo ministro, il ministro delle finanze predispone i progetti di legge finanziaria che sono approvati in Consiglio dei ministri ". L’iniziativa parlamentare è esclusa in questa fase: non ci possono essere proposte di leggi finanziare, ma esiste il diritto di emendamento, entro certi limiti.

Il progetto di legge finanziaria è presentato, in primo luogo, all’Assemblea nazionale, in virtù del principio di priorità finanziaria enunciato all’articolo 39 della Costituzione.

I crediti aperti dalla legge finanziaria sono raggruppati secondo missioni, ciascuna delle quali raggruppa una serie di programmi volti ad una politica pubblica ben definita.

L’Assemblea nazionale dispone di quaranta giorni, dalla presentazione del progetto per pronunciarsi in prima lettura (articolo 47, secondo comma, della Costituzione). Qualora non si sia pronunciata in prima lettura nel detto termine, il Governo investe il Senato del testo inzialmente presentato, modificato, se del caso dagli emendamenti votati dall’Assemblea e accettati dal Governo. Il Senato deve, nella fattispecie, decidere entro un termine di quindici giorni. Tuttavia, se l’Assemblea nazionale si è pronunciata nel predetto termine (quaranta giorni), il Senato dispone, a sua volta, di venti giorni per pronunciarsi.

Fatti salvi gli emendamenti, sempre numerosi, occorrono, talvolta, centinaia di votazioni per adottare le previsioni di entrate del bilancio generale, una ventina per i bilanci allegati e categorie di conti speciali.

Il procedimento della finanziaria non comporta la" navette ". Dopo una sola lettura in ogni Assemblea, o se il Senato non si è pronunciato in prima lettura entro il termine impartito, il progetto può essere esaminato in base alla procedura d’urgenza, ossia nell’ambito di una commissione mista paritetica convocata dal Governo (articolo 40 dell’ordinanza del 1 agosto 2001).

Qualora il Parlamento non si sia pronunciato entro un termine di settanta giorni,- e questo ovviamente esclude il caso di rigetto- le disposizioni del progetto possono essere emanate con ordinanza.

Qualora la legge finanziaria non sia stata presentata in tempo utile, per essere promulgata prima dell’inizio dell’esercizio finanziario, il Governo può richiedere al Parlamento la votazione sulla prima parte della legge finanziaria (le entrate) oppure la votazione di una legge speciale che l’autorizza a percepire le imposte esistenti.

La legge finanziaria, nella maggior parte dei casi, è sottoposta al controllo del Consiglio Costituzionale, che deve pronunciarsi entro un temine molto breve, in quanto la legge finanziaria deve essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, al più tardi il 31 dicembre, onde evitare problemi di continuità nel percepimento delle imposte autorizzate annualmente all’articolo primo.

A seguito dell’adozione della legge organica n° 2001-692 del 1 agosto 2001 relativa alle leggi finanziarie, tutto il procedimento è profondamente modificato, a cominciare dalla legge finanziaria per il 2006 esaminata nel 2005.

 

§ 2. LE LEGGI DI FINANZIAMENTO DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Questa categoria di leggi, è stata creata dalla legge Costituzionale del 22 febbraio 1996. La Costituzione non prevedeva alcun procedimento annuo che determinasse le condizioni generali dell’equilibrio finanziario della Previdenza Sociale, mentre le somme in gioco sono superiori a quelle delle leggi finanziarie. Sono stati modificati tre articoli:

- l’articolo 34, che definisce il campo della legge. Il Parlamento, già competente per "quot;determinare i principi fondamentali (…) della Previdenza sociale", lo è ora per "determinare le condizioni generali del suo equilibrio finanziario " e per fissare, tenendo conto delle previsioni delle entrate, "gli obiettivi di spesa" ;

- l’articolo 39 dove, al secondo comma, la tradizionale priorità d’esame da parte dell’Assemblea nazionale per la finanziaria viene estesa ai disegni di legge di finanziamento della previdenza sociale;

- l’articolo 47, sdoppiato nel 47-1, che impone all’Assemblea nazionale, per la prima lettura, dei termini d’esame più brevi rispetto alla legge finanziaria: venti giorni anziché quaranta dalla presentazione del progetto. Il termine per il Senato rimane invariato : quindici giorni. Il termine totale è di cinquanta giorni (anziché settanta) ; se non è rispettato, " le disposizioni del progetto possono essere emanate con ordinanze ".

La legge organica del 22 luglio 1996 ha confermato che la votazione delle leggi finanziarie è annuale e specificato che gli emendamenti non conformi all’obiettivo della legge sono inammissibili.

La discussione della legge finanziaria, cosí come quella di finanziamento della Previdenza sociale, sono due momenti forti dell’attività dell’Assemblea nazionale. L’Assemblea, non solo, infatti, vota disposizioni, le cui conseguenze (finanziarie, economiche, fiscali, sociali) sono spesso di grandissima portata, ma partecipa altresí alla funzione di controllo, spesso inseparabile dalla funzione legislativa, ma che se ne distingue per via di procedure specifiche.

 § 3. LE LEGGI DI RATIFICA

 Ai sensi dell’articolo 52 della Costituzione, il Presidente della Repubblica negozia e ratifica i trattati. Tuttavia, l’articolo 53 della Costituzione prevede che " Il trattati di pace, i trattati di commercio, i trattati o accordi relativi alla organizzazione internazionale, quelli che impegnano le finanze dello Stato, quelli che modificano disposizioni di natura legislativa, quelli relativi allo stato delle persone e quelli che comportano cessione, scambio o annessione di territori non possono essere ratificati o approvati se non in base ad una legge. ". In pratica, fatto salvo il ricorso al referendum, tali disposizioni fanno sí che un gran numero di trattati ed accordi conclusi dalla Francia vengano presentati al Parlamento, prima della loro entrata in vigore. Gli accordi conclusi dall’Unione europea sono presentati al Parlamento allorquando intervengono in un campo di competenza condiviso tra l’Unione e gli Stati membri.

 All’Assemblea nazionale, tutti gli accordi e trattati sono sistematicamente deferiti alla Commissione Affari Esteri, che esamina circa una quarantina di accordi ogni anno. L’esame in commissione è assai simile a quello di un disegno di legge " normale " a parte il fatto che il testo non può essere emendato. Assai spesso i progetti sono adottati all’unanimità in commissione, ma talvolta la commissione rinvia la propria decisione o addirittura rigetta il progetto o ne ottiene l’aggiornamento.

 L’#8217;#8217;aggiornamento del progetto è una procedura specifica all’esame dei trattati ed accordi internazionali (articolo 128 del Regolamento). Tale procedimento permette di rinviare la discussione d’un accordo internazionale, pur senza però, rigettarlo formalmente. Si adatta alle circostanze in cui i deputati considerano che l’approvazione deve essere subordinata a condizioni al di fuori dell’oggetto dell’accordo.

 ella maggior parte dei casi, le autorizzazioni di ratifica sono sottoposte ad una procedura d’esame semplificata. Ai sensi dell’articolo 107 del Regolamento, cosí come risulta dalla modifica attuata nel marzo 1998, tali progetti possono essere direttamente votati senza che nessun oratore si esprima, salvo decisione contraria della Conferenza dei Presidenti. Tali disposizioni non limitano in alcun modo le competenze dell’Assemblea poichè da un lato, vi è stato un esame in sede di Commissione e d’altro lato i Presidenti di gruppo, possono opporsi alla procedura d’esame semplificato.

 § 4. LE LEGGI COSTITUZIONALI

 In base al Regolamento (articolo 126, primo comma), " i progetti e le proposte di legge recanti revisione della Costituzione sono esaminati, discussi e votati secondo il procedimento legislativo ordinario, fatte salve le disposizioni del comma 2 dell’articolo 89 della Costituzione. Essi non possono essere oggetto del procedimento di esame semplificato ".

L’articolo 89, secondo comma, precisa che " Il disegno o la proposta di revisione deve essere votata dalle due assemblee nell'identico testo", il che significa che la procedura di commissione mista paritetica non può essere qui utilizzata. Nel caso di un progetto di revisione, il testo che deve essere presentato al Congresso Parlamentare o sottoposto a referendum, a seconda della scelta del Presidente della Repubblica, deve essere stato previamente votato nell’identico testo dalle due assemblee.

  

TERZA PARTE :
LA FUNZIONE DI CONTROLLO E D’INFORMAZIONE

 

Nel corso delle ultime legislature, l’attività dell’Assemblea nazionale, tende sempre più verso settori trascurati nel passato: il controllo, l’informazione, l’indagine. Tale evoluzione trova origine nell’impressione diffusa che questo è il futuro di un Parlamento moderno, visto che in campo legislativo, anche se la legge può esistere unicamente grazie al voto delle Assemblee, è l’esecutivo che predomina non solo a livello d’iniziativa, ma anche nelle decisioni sull’ordine del giorno ed in ogni fase della procedura.

Di conseguenza assistiamo ad un’ampliamento delle interrogazioni parlamentari, ad un rinascere delle commissioni d’indagine, all’organizzazione di missioni d’informazione al limite dell’indagine e controllo, da parte di commissioni permanenti; nasce la nozione di valutazione. Sono apparsi organismi di un nuovo tipo, Uffici e Delegazioni. La Delegazione per l’Unione europea, il cui Presidente fa ormai parte della Conferenza dei Presidenti, ha acquisito uno statuto assai simile a quello delle commissioni. Nella maggior parte dei casi, la nascita di tali nuovi strumenti è avvenuta o in modo convenzionale o grazie al voto di leggi ordinarie o ancora tramite riforme del Regolamento.

 

I – Le procedure di messa in causa della responsabilità del governo

Ai sensi dell'articolo 20, primo comma, della Costituzione, " – Il Governo determina e dirige la politica nazionale ". Il terzo comma del medesimo articolo precisa: " È responsabile davanti al Parlamento nelle condizioni e secondo le procedure previste negli artt. 49 e 50.

". Anche se l’articolo 20 della Costituzione dispone che il Governo è responsabile davanti al Parlamento, l’articolo 50 della Costituzione a cui rinvia, limita la sanzione soltanto alle votazioni dell’Assemblea nazionale : " Quando l’Assemblea Nazionale adotta una mozione di sfiducia o respinge il programma o una dichiarazione di politica generale del Governo, il Primo Ministro deve presentare al Presidente della Repubblica le dimissioni del Governo.

 

La Costituzione attribuisce unicamente all’ Assemblea nazionale, tramite votazione, la possibilità di rimettere in causa la responsabilità del Governo, la sua stessa esistenza. Ma, sotto la V Repubblica, la responsabilità del Governo dinnanzi all’Assemblea nazionale non è più un fattore d’instabilità, grazie alla maggioranza, ossia l’esistenza di una maggioranza che sostiene il Governo con i propri voti. Ciò non significa che le procedure per mettere in causa la responsabilità del Governo non vengano applicate: ad esempio quando, dopo la costituzione del Governo o periodicamente nel corso della sua esistenza, il Primo ministro fa una dichiarazione di politica generale o una dichiarazione sul programma (articolo 49, primo comma); o quando l’opposizione prende l’iniziativa di presentare una mozione di sfiducia per obbligare il Primo ministro ad esprimersi su tutta o parte della politica governativa (articolo 49, secondo comma); o quando, per ottenere il voto di un testo, il Primo ministro deve,impegnare la responsabilità del Governo, secondo una procedura precedentemente evocata (articolo 49, terzo comma).

 

§ 1. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, PRIMO COMMA

Ai sensi di tale disposizione, "quot;quot;Il Primo Ministro, su deliberazione del Consiglio dei ministri, impegna dinanzi all’Assemblea Nazionale la responsabilità del Governo sul suo programma o eventualmente su una dichiarazione di politica generale ". Da tali disposizioni sembrava derivare che il Primo Ministro avesse l’obbligo d’impegnare la responsabilità del Governo sul programma, mentre per la dichiarazione di politica generale tale procedimento non fosse vincolante ; ma tale interpretazione ha ceduto il passo ad una prassi secondo la quale l’impegno della responsabilità è facoltativo e di conseguenza nella maggior parte dei casi interviene sulla dichiarazione di politica generale.

Secondo l’articolo 152 del Regolamento dell’Assemblea nazionale, quando il Primo Ministro impegna la responsabilità del Governo in applicazione dell’articolo 49, primo comma, " la Conferenza dei Presidenti organizza il dibattito nelle condizioni previste  all’articolo 132 " : ossia determina il tempo di parola globale attribuito ai gruppi, e lo ripartisce proporzionalmente alla consistenza numerica dei gruppi. " Dopo la chiusura del dibattito, la parola può essere concessa per una dichiarazione di voto di una durata di quindici minuti all’oratore designato da ciascun gruppo e di una durata di cinque minuti agli altri oratori. Il Presidente pone ai voti l’approvazione del programma o della dichiarazione del Governo. – La votazione è emessa a maggioranza assoluta dei voti espressi ".

La votazione è a scrutinio palese alla tribuna.

§ 2. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, SECONDO COMMA

In base a tale disposizione, " L’Assemblea Nazionale mette in causa la responsabilità del Governo mediante la votazione d’una mozione di sfiducia. La mozione non è ammissibile se non è firmata da almeno un decimo dei membri dell’Assemblea (…). Salvo nel caso previsto al comma sottostante (cioè in risposta all’impegno della responsabilità su un testo), un deputato non può firmare più di tre mozioni di sfiducia nel corso della medesima sessione ordinaria, e più di una nel corso della medesima sessione straordinaria ".

L’articolo 153 del Regolamento dell’Assemblea nazionale precisa che " La presentazione delle mozioni di sfiducia è constatata mediante la consegna al Presidente dell’Assemblea di un documento recante l’intestazione “Mozione di sfiducia” seguita dalla lista delle firme di almeno un decimo dei membri dell’Assemblea. Tale decimo è calcolato sul numero dei seggi effettivamente assegnati con arrotondamento, in caso di frazione, alla cifra immediatamente superiore." (cosí, quando sono assegnati 577 seggi, la cifra è 57,7, arrotondata à 58).- " Lo stesso deputato non può firmare più mozioni di sfiducia alla volta. Le mozioni di sfiducia possono essere motivate. A partire dalla presentazione, non può essere ritirata o aggiunta alcuna firma. Il Presidente notifica la mozione di sfiducia al Governo, la fa affiggere e ne dà conoscenza all’Assemblea al momento della sua prima seduta successiva. La lista ne varietur dei firmatari è pubblicata nel resoconto integrale ".

L’articolo 49, comma 2, della Costituzione prevedendo che " La votazione non può aver luogo prima di 48 ore dalla presentazione della mozione ", l’articolo 154, primo comma, del Regolamento dell’Assemblea nazionale precisa che " La Conferenza dei Presidenti fissa la data di discussione delle mozioni di sfiducia, che deve avere luogo al più tardi il terzo giorno di seduta successivo allo scadere del termine costituzionale ". Le condizioni d’organizzazione del dibattito sono le stesse del dibattito su una dichiarazione di politica generale dell’articolo 49, primo comma, della Costituzione.

La specificità dell’articolo 49, secondo comma, della Costituzione, consiste nelle modalità d’adozione della mozione di sfiducia: " Si tiene conto soltanto dei voti favorevoli alla mozione di sfiducia, che deve essere approvata a maggioranza dei componenti l’Assemblea Nazionale ". Di conseguenza, l’articolo 154, comma 6, del Regolamento dell’Assemblea nazionale precisa che " I soli deputati favorevoli alla mozione di sfiducia partecipano allo scrutinio, che ha luogo conformemente alle disposizioni dell’ articolo 66, paragrafo II ", cioè alla tribuna, per 45 minuti. Si presume che tutti i deputati che non prendono parte al voto approvino il Governo, ivi compresi quelli che in condizioni " ordinarie ", si sarebbero semplicemente astenuti.

§ 3. LA PROCEDURA DELL’ARTICOLO 49, TERZO COMMA

Come già visto precedentemente, tale disposizione collega l’impegno di responsabilità  con il procedimento legislativo: quando il Primo ministro impegna la responsabilità del Governo sul voto di un testo, il testo è " considerato come adottato " a meno che venga presentata  e votata una mozione di sfiducia  ai sensi del secondo comma (vedi supra p. 71).

  

II – Le procedure d’informazione e d’inchiesta

L’Assemblea, nell’ambito della propria funzione legislativa, segnatamente esaminando il progetto di legge finanziaria ed il progetto di legge di finanziamento della previdenza sociale, contemporaneamente al voto dei testi, si informa e controlla l’azione del Governo. Oltre a tale processo continuo, inerente all’attività parlamentare, esistono procedure specifiche che si applicano o a livello di Assemblea stessa o a livello di commissioni oppure a livello di deputati tramite le loro interrogazioni a risposta scritta.

 

§ 1 – A LIVELLO DI ASSEMBLEA

-1. Le dichiarazioni del Governo

Al di fuori delle dichiarazioni previste all’articolo 49, comma primo, il Governo può, sia di propria iniziativa sia se vi è sollecitato, fare delle dichiarazioni davanti all’Assemblea, con o senza dibattito, al fine di esplicitare taluni aspetti della propria politica.

La discussione delle dichiarazioni con dibattito è organizzata dalla Conferenza dei Presidenti che fissa il tempo complessivo assegnato ai gruppi, il Governo prende la parola all’inizio della seduta per comunicazione poi per ultimo per rispondere agli oratori.

Quando la dichiarazione del Governo non comporta dibattito, il Presidente può autorizzare un solo oratore a rispondere al Governo.

Le dichiarazioni del Governo non possono dar luogo ad una votazione.

-2. Le interrogazioni a risposta orale*

Il diritto di interrogare il Governo è una prerogativa storica, riconosciuta dall’articolo 48, comma 2, della Costituzione : « Ogni settimana una seduta è riservata, con precedenza su ogni altra questione, alle interrogazioni dei membri del Parlamento ed alle risposte del Governo ».

Il Regolamento prevede che le sedute dedicate allo svolgimento di interrogazioni siano organizzate dalla Conferenza dei Presidenti.

Esistono vari tipi di interrogazioni a risposta orale, di natura un po’ diversa.

Le interrogazioni al Governo

Istituite nel 1974, al di fuori del regolamento, il principio di tali interrogazioni è stato costituzionalizzato dalla revisione dell’agosto del 1995. Il 30 maggio 1974, nel suo primo messaggio al Parlamento, Giscard d’Estaing suggerì all’Assemblea nazionale di « riservare ogni mercoledì, all’inizio del pomeriggio, un’ora per delle domande di attualità che sarebbero poste a parità di tempo secondo una procedura da definirsi dalla maggioranza e dall’opposizione. Quindi chiederei al Primo Ministro e all’insieme dei ministri di essere presenti a questa seduta del mercoledì al fine di rispondere personalmente alle interrogazioni ».

Da allora, tale procedura, che ha subito numerosi ritocchi, si è imposta. L’inizio delle sedute del martedì e del mercoledì pomeriggio è dedicato, per un’ora o un’ora e cinque, alternativamente, ad interrogazioni poste dai deputati di ciascun gruppo, secondo un ordine di passaggio che conferisce successivamente a ciascun gruppo il vantaggio di porre la sua prima domanda – o la sua domanda se ha diritto ad una sola – all’inizio della seduta.

I principi organizzativi sono i seguenti :

- il tempo è ripartito fra i gruppi, tenendo conto della loro consistenza numerica, per cinque minuti o multipli di cinque minuti ;

- un’ora prima dell’inizio della seduta, ogni gruppo comunica un elenco che riporta unicamente il nome degli autori delle interrogazioni ed i ministri che questi ultimi chiedono di interrogare, nell’ordine auspicato di chiamata in seduta. Il tema non deve essere comunicato, il che conferisce a queste interrogazioni un carattere spontaneo. Si procede immediatamente all’informazione del Governo ;

- normalmente ogni interrogazione e la sua risposta devono « essere contenute» in un lasso di tempo di cinque minuti, la metà del tempo è assegnata all’autore dell’interrogazione, l’altra metà al ministro per la risposta che in sé non dà luogo a repliche. Si fa eccezione alla regola di limitazione del tempo solo per le risposte del Primo Ministro. Se non interviene ad ogni seduta, il Primo Ministro ha cura di rispondere alle interrogazioni che ritiene più importanti ed i suoi interventi contribuiscono a rafforzare l’interesse politico nonché mediatico di queste sedute.

Ritrasmesse dal canale France 3, le sedute di interrogazioni al Governo costituiscono uno dei momenti salienti della settimana parlamentare..

Le interrogazioni a risposta orale senza dibattito

Il giorno e l’ora delle sedute dedicate alle interrogazioni senza dibattito hanno subito variazioni. In linea di massima, una mattinata a settimana è loro consacrata (tranne durante il periodo di esame del bilancio) in alternanza con le sedute d’iniziativa parlamentare. Consistono in un dialogo fra un deputato che ha preliminarmente consegnato un testo scritto che sviluppa sommariamente il proprio tema ed il ministro che gli risponde. Questi non sempre è il ministro « competente ». Una decisione del Consiglio Costituzionale del 24 gennaio 1964, ha ricordato che data l’indivisibilità del Governo, ogni suo membro, designato dal Primo Ministro, è qualificato per rispondere alle interrogazioni dei membri del Parlamento.

Il dialogo si svolge nel seguente modo : alcuni minuti per l’esposizione dell’interrogazione, risposta del ministro, replica eventuale, risposta eventuale del ministro. Il tempo complessivo della seduta è ripartito fra i gruppi a seconda della loro consistenza numerica, per un totale di 25 interrogazioni a seduta.

Le interrogazioni con dibattito

Tale procedura, che all’Assemblea non è oggetto di un’applicazione regolare, consiste nell’organizzare un dibattito su iniziativa dei deputati, a partire dalle interrogazioni poste da un membro di ciascun gruppo su un tema comune prescelto dalla Conferenza dei Presidenti. Tali interrogazioni danno luogo ad una risposta da parte del Governo, in seguito alla quale intervengono gli oratori iscritti al dibattito, per un lasso di tempo stabilito dalla Conferenza dei Presidenti proporzionalmente all’importanza dei gruppi. Il Governo risponde in chiusura del dibattito.

 

§ 2 – A LIVELLO DI COMMISSIONI*

-1. Le commissioni permanenti

Sono il luogo d’elezione del controllo sul Governo, che esercitano continuativamente nel loro campo di competenza, segnatamente in occasione dell’esame dei testi di cui sono investite.

Procedono ad un controllo ancor più approfondito al di fuori del quadro legislativo. Esse infatti ricorrono ampiamente ad audizioni dei membri del Governo e, previa autorizzazione del loro ministro, dei funzionari. Possono altresì – ma ciò non potrebbe avvenire in seduta pubblica – invitare personalità appartenenti alla società civile, sia francesi che straniere. Tali audizioni possono derogare al principio di riservatezza dei lavori in commissione : le commissioni infatti hanno la possibilità di organizzare, secondo modalità di loro scelta, la pubblicità di tutta o di parte delle audizioni a cui procedono. I rappresentanti della stampa scritta e audiovisiva possono così essere invitati ad assistere a queste riunioni che peraltro sono, nella maggior parte dei casi, teletrasmesse sul canale interno.

L’esame della finanziaria costituisce l’occasione privilegiata per le commissioni di esercitare la propria funzione di controllo. Infatti ne sono tutte investite : la commissione delle finanze sul merito, le altre cinque per parere sugli stanziamenti dei dipartimenti ministeriali che rientrano nel loro rispettivo campo di competenza. In questo ambito, i relatori speciali – ossia i relatori designati dalla commissione delle finanze – svolgono un ruolo particolare in quanto sono dotati, in modo permanente, del potere di controllare, sui documenti e sul posto, l’uso degli stanziamenti iscritti nel bilancio. Il risultato delle loro indagini, come quelle dei relatori delle altre commissioni, figurano nelle relazioni pubblicate a nome della commissione.

Il concorso della Corte dei conti può essere sollecitato dalla commissione delle finanze affinché proceda a controlli della gestione dei servizi e degli organismi che sorveglia e, generalmente, secondo la formulazione utilizzata dalla Costituzione, per assistere il Parlamento « nbsp;nbsp;nel controllo dell’esecuzione delle leggi finanziarie » (Articolo 48, ultimo comma).

Fatti salvi questi poteri ordinari, si possono creare degli organi affinché esercitino un controllo o un’inchiesta in un ambito particolare : l’Assemblea può creare delle commissioni d’inchiesta ; ogni commissione può istituire delle missioni informative ed è altresì possibile che vi siano missioni comuni a più commissioni.

 

IL DIRITTO DI PETIZIONE

Le petizioni sono delle richieste o dei suggerimenti scritti, rivolte da una o più persone al Presidente di una delle Assemblee parlamentari. Il diritto di petizione, che esiste in modo quasi permanente dalla Rivoluzione francese, attualmente è definito ai sensi dell’articolo 4 dell’ordinanza del 17 novembre 1958 relativa al funzionamento delle Assemblee parlamentari e dal loro Regolamento. Tuttavia l’esistenza di mezzi di ricorso che talvolta risultano più confacenti sia all’esterno dell’Assemblea nazionale che al suo interno, lasciano a questa procedura uno spazio relativamente esiguo.

Le petizioni ricevute dalla presidenza dell’Assemblea nazionale e suscettibili di essere registrate come tali sono trasmesse alla Commissione delle leggi costituzionali, della legislazione e dell’amministrazione generale della Repubblica. Le petizioni ritenute ammissibili sono iscritte in un ruolo generale ed esaminate, in linea di massima una a due volte a sessione, dalla commissione che, in applicazione del Regolamento, può prendere tre tipi di decisioni che danno luogo a pubblicazione nella Gazzetta ufficiale : la mera archiviazione della petizione ; il suo rinvio ad un’altra commissione permanente, ad un ministro o al Mediatore della Repubblica ; la presentazione della petizione all’Assemblea. [Petizioni ricevute]

 

-2. Le commissioni d’inchiesta

Ai sensi dell’articolo 6 (§ 1, comma 2) dell’ordinanza del 17 novembre 1958 relativa al funzionamento delle Assemblee parlementari, le commissioni d’inchiesta sono « costituite per raccogliere elementi di informazione sia su determinati fatti sia sulla gestione dei servizi pubblici o delle imprese pubbliche, al fine di sottoporre le loro conclusioni all’Assemblea che le ha create ». Tale creazione risulta dal voto di una proposta di risoluzione che « deve determinare con precisione sia i fatti che danno luogo ad inchiesta sia i servizi pubblici o le imprese pubbliche di cui la commissione deve esaminare la gestione » (Articolo 140, comma primo, del Regolamento).

Le commissioni d’inchiesta non possono comprendere più di trenta deputati designati proporzionalmente ai gruppi. Procedono, in sede di riunione costitutiva, alla designazione del loro Presidente e del loro relatore. Decidono altresì del carattere pubblico o segreto dei loro lavori. Come tutti i documenti parlamentari, la loro relazione è a disposizione del pubblico, a meno che l’Assemblea, costituita in comitato segreto, abbia deciso di non autorizzarne la pubblicazione (articolo 143 del Regolamento)..

Le prerogative di cui dispongono sono importanti. I poteri dei loro relatori sono analoghi a quelli dei relatori speciali e la Corte dei conti può prestar loro ausilio. D’altro canto, qualunque persona di cui ritengano utile l’audizione è tenuta ad aderire alla convocazione. 

Sono assoggettate a taluni vincoli : la loro durata è limitata a sei mesi ; non possono indagare su fatti che danno luogo a procedimenti giudiziari ; i loro membri sono tenuti a mantenere il segreto per i lavori che non rivestono un carattere pubblico.

La creazione di una commissione d’inchiesta dipende dall’accordo della maggioranza. Tuttavia è ammesso che ciascun gruppo possa ottenere, una volta all’anno, l’esame di una proposta di risoluzione presentata da uno dei suoi membri volta a creare una commissione d’inchiesta.

 

ALCUNE COMMISSIONI D’INCHIESTA RECENTI
Dodicesima legislatura
(Dal 2002)

Commissione d'inchiesta sulle conseguenze sanitarie e sociali della canicola (ottobre 2003)

Commissione d'inchiesta sull’applicazione delle misure raccomandate in materia di sicurezza del trasporto marittimo di prodotti pericolosi o inquinanti e la valutazione della loro efficacia (luglio 2003)

Commissione d'inchiesta sulla gestione delle imprese pubbliche al fine di migliorare il sistema di presa decisionale (luglio 2003)

Commissione d'inchiesta sulle cause economiche e finanziarie della scomparsa di Air Lib (giugno 2003)

Commissione d'inchiesta sulla presenza del lupo in Francia e l’esercizio della pastorizia nelle zone di montagna (maggio 2003)

Rapporti delle commissioni d’inchiesta on line

-3. Le missioni informative delle commissioni

L’articolo 145 del Regolamento dell’Assemblea nazionale dispone che le commissioni permanenti « possono affidare ad uno o più dei loro membri una missione informativa temporanea vertente, segnatamente, sulle condizioni di applicazione di una legislazione. Queste missioni informative possono essere comuni a più commissioni »

Questo quadro molto generico consente alle commissioni, se del caso a partire da una iniziativa comune a più commissioni, di svolgere le loro inchieste nei più svariati ambiti e tali missioni talvolta si sostituiscono al ruolo incombente alle commissioni d’inchiesta. I lavori di queste commissioni danno luogo alla redazione di una relazione informativa, la cui pubblicazione è autorizzata dalla o dalle commissioni che hanno preso l’iniziativa della creazione della missione. In tal modo, negli ultimi anni le commissioni permanenti hanno potuto, tramite la creazione di missioni informative, svolgere importanti inchieste (eventi in Ruanda, lotta al riciclaggio di denaro, revisione delle leggi bioetiche) sfociate, poi, in altrettante relazioni.

In vista di rafforzare il controllo del Parlamento sull’utilizzo dei fondi pubblici nonché l’efficacia della spesa pubblica, nel 1999 la commissione delle finanze si è dotata di una struttura innovativa ispirandosi ad esempi stranieri, specialmente al National Audit office britannico. Il ruolo principale della Missione di valutazione e di controllo (M.E.C.) che ha creato al suo interno e la cui peculiarità è di essere copresieduta da un deputato della maggioranza e da un deputato dell’opposizione, consiste nel valutare i risultati delle politiche pubbliche. Tale missione pubblica, ogni anno, una relazione su varie questioni definite alla luce dell’esame della legge finanziaria, con lo scopo di rafforzare il controllo che la commissione esercita sul Governo in questa occasione.

-4. Il controllo dell’applicazione delle leggi

Alle commissioni permanenti spetta anche il controllo dell’applicazione delle leggi, controllo vertente non solo sulla pubblicazione ed il contenuto dei testi regolamentari come richiesto per l’attuazione dei testi legislativi, ma anche sulla cosiddetta « valutazione » delle leggi, vale a dire il vaglio degli effetti benefici o perversi, attesi o inattesi, di tale o tal’altra legislazione. Questo controllo si esercita, nella maggior parte dei casi, in occasione dei disegni o proposte di legge tendenti a riformare il dispositivo in questione.

Sono previste disposizioni particolari (già evocate : vedi il Controllo finanziario) concernenti il controllo della commissione delle finanze sull’impiego degli stanziamenti iscritti nel bilancio dei vari dipartimenti ministeriali e sui conti delle imprese pubbliche. Dal 1990, questa commissione procede allo studio sistematico dell’applicazione delle disposizioni fiscali, contenute dalle leggi finanziarie, e ogni anno pubblica una relazione sull’argomento.

§ 3 – LE INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA *

Formalmente l’interrogazione a risposta scritta è una richiesta di informazioni che un parlamentare rivolge ad un ministro circa un punto della sua amministrazione. La presentazione di un’interrogazione a risposta scritta è spesso dettata da un intento critico, ma sono vietate imputazioni di ordine personale.

Il ministro dispone di un mese, rinnovabile, per rispondere. Il testo dell’interrogazione e della risposta sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale (Edizione Dibattiti A.N. Domande).

L’informatizzazione del trattamento della procedura delle interrogazioni a risposta scritta consente di consultarle sulla banca dati Questa, stabilita dalla legislatura. Anche la Gazzetta ufficiale pubblica ogni anno un indice delle interrogazioni a risposta scritta.

Il numero annuo di interrogazioni a risposta scritta presentate dai deputati è dell’ordine di 15.000. Questa procedura riveste un’importanza particolare nell’ambito fiscale poiché è ammesso che i contribuenti si possano prevalere dell’interpretazione dei testi fiscali che il ministro ha dato in risposta ad un’interrogazione a risposta scritta, di conseguenza ciò consente alla dottrina amministrativa di esprimersi allo stesso titolo di un’istruzione o di una circolare. La banca dati delle interrogazioni a risposta scritta e delle risposte ministeriali è accessibile on line, sul sito internet dell’Assemblea nazionale, al seguente indirizzo : http://questions.assemblee-nationale.fr

Dal 1994, ogni settimana di sessione, i gruppi hanno la possibilità di selezionare fra le interrogazioni che non hanno ricevuto una risposta, una quota di interrogazioni – dette « nbsp;nbsp;interrogazioni scritte segnalate » - a cui il Governo si impegna a fornire una risposta entro dieci giorni.

IL CONTROLLO FINANZIARIO

 

L’Assemblea nazionale, inquadrata rispetto al proprio potere d’iniziativa, ha sempre tentato di sviluppare il controllo finanziario. Benché talune aspettative rimangano insoddisfatte, l’evoluzione recente delle pratiche registra, in questo campo, progressi innegabili. Il controllo finanziario che essa esercita ha ampliato, col passare degli anni, il proprio campo d’indagine. Gli strumenti di controllo si sono moltiplicati fino a costituire, al giorno d’oggi, una gamma ricca e svariata.

1.      Il controllo finanziario si basa, preminentemente, sul potere di controllo del bilancio e sulla valutazione dei dati relativi all’esecuzione del bilancio. Da questo punto di vista, la molteplicità di documenti contabili trasmessi alla Commissione delle finanze dall’Assemblea nazionale consente un follow-up dettagliato del bilancio : situazione mensile degli stanziamenti e delle spese del bilancio generale, situazione comparativa mensile degli stanziamenti e delle spese di ciascun ministero, situazione semestrale degli stanziamenti impegnati, situazione mensile della riscossione del gettito dello Stato, situazione sintetica delle operazioni del Tesoro, ecc.

Questi dati sono completati dalle indagini a cui può procedere, eventualmente su documenti e sul posto, il relatore generale del bilancio, al quale incombe l’esame dei dati generali dell’esecuzione delle leggi finanziarie, nonché dalle informazioni che i relatori speciali della Commissione delle finanze hanno il diritto di ottenere nell’ambito dei poteri di indagine e di controllo che sono loro concessi, allo scopo di seguire e di controllare, in modo permanente, l’uso degli stanziamenti iscritti nel bilancio del dipartimento su cui sono incaricati di fare rapporto, in sede di esame del progetto di legge finanziaria dell’anno. A tal titolo, essi dispongono, in particolare, delle risposte ai questionari sul bilancio inviati ogni anno ai dicasteri in questione.

Il controllo del bilancio, si esercita altresì, avendo ricorso ai molteplici mezzi d’informazione di cui dispone, in modo più generale, il Parlamento. Così, col passare degli anni, la lista delle relazioni, dei bilanci o degli altri documenti per i quali il legislatore ha imposto al Governo l’obbligo di allegarli, secondo una periodicità variabile, ai progetti di legge finanziaria, si è notevolmente allungata. Gli allegati alla legge finaziaria iniziale, denominati « gialli » sono, in tal senso, spesso ricchi di insegnamenti. Nel contempo, le commissioni permanenti, segnatamente la Commissione delle finanze, hanno sviluppato la pratica delle relazioni informative prevista dal Regolamento dell’Assemblea nazionale, che, oltre alle audizioni, pubbliche o meno, a cui possono essere indotte a procedere, ha consentito di passare progressivamente dalla nozione di controllo a quella, più ampia, di valutazione.

L’esame delle leggi finanziarie di rettifica, comunemente chiamate « manovre » e presentate dal Governo nel corso dell’anno, fornisce anch’esso l’occasione di esercitare un controllo sull’esecuzione del bilancio dello Stato. La « manovra » tradizionale di fine anno costituisce, in tal senso, un momento privilegiato. Il Relatore della Commissione delle finanze dedica una parte cospicua della propria relazione agli stanziamenti ,che nel corso dell’anno, hanno avuto un impatto, per ogni dipartimento ministeriale, sull’importo delle dotazioni iniziali.

Infine, non si può certo non evocare la legge di esecuzione che, presentata al più tardi alla fine dell’anno seguente quello di esecuzione del bilancio, ha per oggetto di constatare i risultati finanziari di ogni anno civile e di approvare le differenze fra questi e le previsioni della legge finanziaria iniziale, modificata eventualmente dalle leggi finanziarie di rettifica. Alla relazione d’esecuzione consegnata dalla Corte dei conti si aggiunge, dal 1975, un questionario dettagliato alla Corte dei conti che consente al Relatore generale della Commissione delle finanze d’informare l’Assemblea nazionale circa lo stato definitivo d’esecuzione del bilancio di un anno.

2. Il controllo finaziario non si limita certo al classico controllo del bilancio. Nel corso degli ultimi trent’anni, il Parlamento ha dovuto affrontare uno sconvolgimento intervenuto nel campo delle finanze pubbliche in seguito all’emergenza del bilancio europeo, alle conseguenze finanziarie della politica di decentramento e all’ingente aumento della spesa sociale.

L’incremento delle finanze europee e la quota sempre più cospicua del contributo dello Stato al bilancio europeo hanno indotto il legislatore ad accrescere il proprio controllo in questo campo. Dal 1993, un articolo specifico della legge finanziaria iniziale e un dibattito distinto in sede di Assemblea nazionale sono dedicati all’importo del prelievo effettuato per la partecipazione della Francia al bilancio europeo.

Parimenti, la riforma sul decentramento ed i trasferimenti di competenze e di gettito fiscale che l’hanno accompagnata hanno reso l’esame delle finanziarie un’occasione privilegiata per l’esercizio da parte del Parlamento del diritto di seguito sull’evoluzione delle finanze degli enti locali.

Infine, l’importanza del « bilancio sociale della Nazione », superiore all’importo del bilancio statale, ha condotto ad introdurre nel testo Costituzionale una nuova categoria di leggi, le leggi di finanziamento della previdenza sociale – già esaminate nella seconda parte – la cui struttura e procedura d’esame sono state, in gran parte, ricalcate su quelle delle leggi finanziarie.

 

III – Gli Uffici e Delegazioni

Tali organi si sono sviluppati in seno al Parlamento negli ultimi vent’anni, per una sorta di processo di adattamento spontaneo a bisogni rimasti insoddisfatti. In linea di massima, si tratta di organi informativi e non di commissioni dalle competenze legislative, benché i loro poteri d’indagine tendano a somigliare a quelli delle commissioni.

Taluni di questi organi sono comuni alle due Assemblee, come l’Ufficio parlamentare delle scelte scientifiche e tecnologiche (legge dell’ 8 luglio 1983), l’Ufficio parlamentare di valutazione della legislazione (legge del 14 giugno 1996) e l'Ufficio di valutazione delle politiche di sanità pubblica (legge di finanziamento della previdenza sociale del 2003).

Altri organi esistono in modo simmetrico all’Assemblea nazionale ed al Senato : è così nel caso della Delegazione per l’Unione europea che partecipa all’esame dei progetti di atti comunitari ai sensi dell’articolo 88-4 della Costituzione nonché nel caso di delegazioni create più di recente.

Le Delegazioni o Uffici non sono create dalla legge organica o dal regolamento dell’Assemblea, ma tramite una legge ordinaria che completa a tal fine l’ordinanza del 17 novembre 1958 relativa al funzionamento delle Assemblee parlementari.

In certi casi, questo nuovo tipo di organismi conduce, de facto se non de iure, a temperare il rigore della Costituzione che limita a sei il numero di commissioni permanenti.

§ 1 - LA DELEGAZIONE PER L’UNIONE EUROPEA*

La legge n° 79-564 del 6 luglio 1979 ha creato in seno a ciascuna Assemblea una delegazione delle comunità europee. Due leggi ulteriori (n° 90-385 del 10 maggio 1990 e 94-476 del 10 giugno 1994) e due revisioni costituzionali (del 25 giugno 1992 e del 25 gennaio 1999) hanno progressivamente trasformato un mero organo informativo, spesso a posteriori, sugli affari comunitari, in una sorta di settima commissione permanente, interlocutore istituzionale del Governo sui progetti in corso di negoziato in seno all’Unione Europea.

-1. Organizzazione

All’Assemblea nazionale, come al Senato, la legge fissa a trentasei il numero di membri della Delegazione. Essi sono designati per ciascuna delle Assemblee in modo tale da garantire « una rappresentazione proporzionale dei gruppi politici e una rappresentazione equilibrata delle commissioni permanenti ». La Delegazione dell’Assemblea nazionale è eletta all’inizio della legislatura e per tutta la sua durata.

Nelle due Assemblee, l’Ufficio è composto da un Presidente, da quattro Vicepresidenti e da due segretari.

Le due Delegazioni possono tenere riunioni comuni.

-2. Ruolo e funzionamento

Il ruolo ed il funzionamento delle Delegazioni sono stati profondamente modificati dalla legge costituzionale del 25 giugno 1992, precedente la ratifica del trattato di Maastricht e da quella del 25 gennaio 1999, precedente la ratifica del trattato d’Amsterdam. Tali revisioni hanno concesso un certo controllo parlamentare delle norme comunitarie in applicazione del nuovo articolo 88-4 della Costituzione che dispone :

« Il Governo sottopone all'Assemblea nazionale ed al Senato, non appena inviati al Consiglio dell'Unione Europea, i progetti o le proposte di atti delle Comunità europee e dell'Unione europea che comportano disposizioni di natura legislativa. Può inoltre sottoporre a tali organi altri progetti o proposte di atti nonché qualunque documento rilasciato da un'istituzione dell'Unione europea.

Conformemente alle modalità stabilite dal regolamento di ciascuna assemblea, possono essere votate risoluzioni, all'occorrenza al di fuori delle sedute, sui progetti, le proposte o i documenti di cui al precedente comma ».

-3. Le risoluzioni europee

Le risoluzioni destinate a fornire al Governo il parere delle Assemblee, prima che i testi comunitari siano approvati dal Consiglio delle Comunità, costituiscono delle deliberazioni che non comportano un carattere vincolante. La procedura seguita per la loro approvazione è la seguente :

- le proposte d’atti comunitari nonché gli altri testi dell’Unione europea suscettibili di essere sottoposti al Parlamento sono consegnati dal Governo all’ufficio di ciascuna Assemblea.

- sono esaminate dalla Delegazione che adotta, per talune di queste risoluzioni, delle conclusioni sotto forma di proposta di risoluzione presentata da un relatore a nome della Delegazione. Ogni deputato ha anche la facoltà di presentare personalmente una proposta di risoluzione.

- tale proposta di risoluzione è inviata per esame ad una delle commissioni permanenti.

- qualora il Governo o il Presidente di un gruppo lo richiedesse, o se si tratta di una proposta di risoluzione presentata a nome della Delegazione, la commissione deve consegnare la propria relazione sulla proposta di risoluzione entro un mese dalla richiesta di parere.

- durante gli otto giorni successivi alla distribuzione della relazione della commissione sulla proposta di risoluzione, che si conclude a sua volta con una proposta di risoluzione, essa può essere iscritta all’ordine del giorno dell’Assemblea su richiesta del Presidente di gruppo, di un Presidente di commissione o dal Governo. La risoluzione approvata dall’Assemblea è trasmessa al Governo.

- se non è stata presentata alcuna richiesta d’iscrizione all’ordine del giorno, il testo approvato dalla commissione investita sul merito è ritenuto definitivo e trasmesso al Governo.

- in ogni caso, le risoluzioni adottate dall’Assemblea sono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale (edizione Leggi e Decreti).

4-. La riserva d’esame parlamentare

La missione iniziale della Delegazione ha acquisito un nuovo ruolo : far conoscere il parere del Parlamento sulla legislazione comunitaria prima che essa sia approvata a Bruxelles.

Il ruolo d’istruzione sistematica delle proposte d’atti comunitari sottoposte all’Assemblea nazionale dal Governo è consacrato dalla procedura detta della « riserva d’esame parlamentare ». Il Governo si è impegnato a far sì che il Consiglio dei ministri dell’Unione europea non deliberi su progetti o proposte di atti comunitari prima che, allorquando ne è auspicato l’esame, siano stati oggetto di tale esame in sede di Assemblee, sotto una forma o un’altra.

Le risoluzioni approvate in applicazione dell’articolo 88-4 sono volte a chiarire l’azione del Governo, esprimendo la posizione delle Assemblee sui progetti o proposte di atti comunitari, all’elaborazione e all’approvazione dei quali partecipano i ministri.

§ 2 - L’UFFICIO DI VALUTAZIONE DELLE SCELTE SCIENTIFICHE E TECNOLOGICHE

Questo organismo è stato creato dalla legge n° 83-609 dell’8 luglio 1983. La sua missione consiste nell’ « nbsp;nbsp;informare il Parlamento circa le conseguenze delle scelte di carattere scientifico e tecnologico al fine specifico di chiarire le sue decisioni » A tale scopo l’ «  Ufficio raccoglie informazioni, predispone programmi di studio e procede a valutazioni ».

L’ « Ufficio » soddisfa un bisogno d’informazione nel campo scientifico che i parlamentari esprimono da lungo tempo. Esso appartiene alla famiglia delle « Delegazioni ». Organismo comune all’Assemblea nazionale ed al Senato, è composto da otto deputati e da otto senatori titolari, ognuno dei quali è affiancato da un supplente. Tale numero sarà portato a diciotto deputati e diciotto senatori nel 2002 (legge n° 2000-121 del 16 febbraio 2000). La presidenza è esercitata alternativamente da un deputato e da un senatore.

Le richiesta di parere dell’Ufficio è riservata ai parlamentari che possono procedere tramite varie vie (Ufficio di presidenza, Presidente di gruppo, sessanta deputati o quaranta senatori).

L’Ufficio si rivolge ad un Consiglio scientifico costituito da quindici personalità (ventiquattro nel 2002). Su proposta di tale Consiglio, degli esperti possono coadiuvarli.

I relatori designati dall’Ufficio sono dotati di poteri d’indagine identici a quelli dei relatori finanziari.

L’Ufficio di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, in meno di vent’anni di esistenza, ha pubblicato una cinquantina di relazioni che lo hanno reso un interlocutore riconosciuto dalla comunità scientifica. Ha garantito una relativa autonomia al Parlamento, in un ambito dove, fino ad allora, era risultato totalmente dipendente dall’informazione proveniente da fonti governative.

I principali temi trattati, spesso approfonditi da relazioni successive, sono stati l’energia, l’ambiente, le nuove tecnologie, le scienze della vita…

§ 3 – GLI ORGANI CREATI PIU’ DI RECENTE

In ciascuna Assemblea, sono stati recentemente creati un ufficio comune alle due Assemblee e due delegazioni avente un oggetto specializzato :

- L’Ufficio parlamentare di valutazione delle politiche sanitarie è stato istituito dalla  legge n° 2002-1487 del 20 dicembre 2002 di finanziamento della previdenza sociale per il 2003 (articolo 2) affinché informi il Parlamento circa le conseguenze delle scelte compiute in materia di sanità pubblica, al fine di chiarire le sue decisioni. A tale scopo, raccoglie informazioni, predispone programmi di studio e procede a valutazioni al fine di contribuire al follow-up delle leggi di finanziamento della previdenza sociale. E’ composto dai Presidenti delle commissioni dell'Assemblea nazionale e del Senato preposti agli affari sociali nonché dai relatori delle commissioni incaricate dell’assicurazione malattia conformemente alle leggi di finanziamento della previdenza sociale nonché da dieci deputati e dieci Senatori [vedi la composizione dell'Ufficio]

L’Ufficio è coadiuvato da un Consiglio di esperti composto da sei personalità, scelte per le loro competenze nel campo della sanità pubblica, e può anche richiedere il parere di professionisti della salute, di organizzazioni sindacali e professionali e di associazioni che intervengono nell’ambito della salute.

L’Ufficio è investito dall’#8217;#8217;Ufficio di presidenza dell’una o dell’altra Assemblea, o di sua inizativa o su richiesta del Presidente di gruppo, o su richiesta di sessanta deputati o di quaranta Senatori oppure da una commissione speciale o permanente.

- La Delegazione per i diritti delle donne e le pari opportunità fra uomini e donne, la cui missione è d’informare l’Assemblea circa la politica seguita dal Governo rispetto alle sue conseguenze sui diritti delle donne e sulle pari opportunità fra uomini e donne (legge n° 99-585 del 12 luglio 1999). Tale Delegazione può presentare delle raccomandazioni sui testi legislativi iscritti all’ordine del giorno e designare un rappresentante perché intervenga, a nome della delegazione, in seduta pubblica.

- La Delegazione per l’assetto e lo sviluppo sostenibile del territorio, incaricata di valutare le politiche in materia di assetto e di sviluppo del territorio e d’informare l’Assemblea circa l’elaborazione e l’esecuzione del programma generale dei servizi collettivi nonché sull’attuazione dei contratti-programma (legge n° 99-533 del 25 giugno 1999).

    

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Vi interessa un dibattito all’Assemblea nazionale, l’intervento di un deputato in seduta, un’interrogazione al Governo o una interrogazione orale senza dibattito ?

- Il Journal officiel*  (Gazzetta Ufficiale)" Dibattiti dell’Assemblea nazionale " contiene il resoconto integrale di tutte le sedute. È disponibile da 4 a 6 giorni dopo la data della seduta.

- I resoconti integrali sono disponibili sul sito Internet dell'Assemblea nazionale due giorni dopo la data della seduta.

- I resoconti sintetici sono disponibili sul sito Internet dell'Assemblea nazionale tre ore dopo la fine della seduta. In precedenza c’è la possibilità di consultare una versione provvisoria, aggiornata mano a mano che la seduta procede.

- Le interrogazioni al Governo e le interrogazioni orali senza dibattito poste dall’inizio della X legislatura (1993) si trovano in linea sul sito Internet dell’Assemblea ( http://questions.assemblee-nationale.fr ) e si possono ricercare grazie al motore di ricerca.

Vi interessa un’interrogazione scritta:

- La Gazzetta Ufficiale "Dibattiti dell’Assemblea nazionale" : interrogazioni scritte e risposte dei ministri " è disponibile ogni lunedì.

- Le interrogazioni scritte poste dall’inizio della Xa legislatura e le risposte dei ministri si trovano in linea sul sito Internet dell’Assemblea esi possono ricercare grazie al motore di ricerca.

Cercate il testo di una legge :

Potete :

- Trovare il testo adottato provvisorio poi la " piccola legge " sul sito

- Trovare il testo promulgato nella Gazzetta ufficiale" Leggi e Decreti " corrispondente e sul sito Internet dell’Assemblea, nell’ambito dell’incartamento legislativo corrispondente.

- Procurarvi la Raccolta delle leggi pubblicata dall’Assemblea.

Cercate informazioni più approfondite sui lavori delle commissioni o della Delegazione Europea:

Le troverete :

- nelle relazioni parlamentari sui testi in corso di dibattito o nelle relazioni d’informazione (D.I.A.N.).

- Nel Bolletino delle commissioni pubblicato settimanalmente durante la sessione.

- Nel Bolletino della Delegazione per l’Unione europea.

- Sul sito Internet dell’Assemblea ( http://www.assemblee-nationale.fr/commissions/ e www.assemblee-nazionale.fr/europe/ ).

Cercate un documento parlementare :

- Potrete procurarvi i documenti dell’Assemblea nazionale sulla Gazzetta Ufficiale  e al Chiosco dell’Assemblea (vedi sopra).

- Il sito Internet presenta tutti i documenti parlamentari dell’Assemblea pubblicati dopo giugno 1998 ( Indice generale : ¨Progetti, proposte di legge, relazioni, dossiers legislativi o d'attualità )

- I documenti del Senato sono in vendita presso lo Spazio Libreria del Senato (20, rue de Vaugirard, 75006 Paris), nonché sulla Gazzetta Ufficiale e possono essere consultati sul sito Internet del Senato : www.senat.fr 

Cercati i testi applicativi di una legge :

- Troverete i dati sulla Gazzetta Ufficiale, o presso il Centro Interministeriale delle Informazioni amministrative di Parigi (C.I.R.A.), tel : 0821 08 09 10 (0,1 € min.)  e service-public.fr

- Potrete procurarvi il testo nella Gazzetta Ufficiale " Leggi e Decreti " :

° Troverete l’edizione del giorno sul sito della Gazzetta Ufficiale : www.journal-officiel.gouv.fr

° Troverete un’edizione meno recente sul sito Legifrance : www.legifrance.gouv.fr

 

Cercate l’integralità dei lavori preparatori di una legge:

- Potete ottenerli presso :

· il Chiosco (vedi sopra),

· sul sito Internet dell’Assemblea (Progetti, proposte di legge, relazioni, dossiers legislativi o d'attualità), ogni testo presentato all’Assemblea nazionale, oggetto di un dossier legislativo, aggiornato mano a mano dell’avanzamento dei lavori del Parlamento.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

 

Oltre agli opuscoli della Collezione " Connaissance de l’Assemblea " (Conoscenza dell’Assemblea) :

- Per conoscere i testi alla base dell’organizzazione e dell’attività dell’Assemblea :

· Il Regolamento dell’Assemblea nazionale

e l’Istruzione generale dell’Ufficio di Presidenza (Segretariato generale della Presidenza)

· La raccolta dei Pubblici Poteri (redatto dai Servizi della Seduta dell’Assemblea nazionale e del Senato), anche accessible su Internet http://www.assemblee-nationale.fr/connaissance/pouvoirs-publics/pouvoirs_publics.asp

- Per conoscere l’attività dell’Assemblea :

· Il Bolletino de l’Assemblea nazionale (B.A.N.)

· Le statistiche pubblicate alla fine di ogni sessione (B.A.N. Statistiche)

· La Relazione annua d’attività dell’Assemblea nazionale